Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio Miglietta, sentenza riformata: condannati i fratelli Tondo

Il vigilante squinzanese fu assassinato all'esterno dell'abitazione dei suoi genitori il 17 novembre 2005. In primo grado i due uomini di Torchiarolo furono assolti, uno per legittima difesa, l'altro per non aver commesso il fatto

 

LECCE – Riformata in appello la sentenza per i presunti responsabili dell'omicidio di Alessandro Miglietta, la guardia giurata di Squinzano assassinata all’esterno dell’abitazione dei suoi genitori il 17 novembre 2005. I giudici della Corte d'assise d'appello di Lecce (presidente Rodolfo Boselli e a latere Domenico Cucchiara) hanno condannato rispettivamente a 21 e 23 anni di reclusione i fratelli Fabio e Fernando Tondo, di Torchiarolo, già assolti in primo grado. Nel processo celebrato in Corte d’assise, Fernando, 33 anni, fu assolto per legittima difesa, Fabio, 26enne, per non aver commesso il fatto.

Quella tragica sera il vigilante era rientrato a casa dei propri genitori, dove viveva, dopo una giornata trascorsa al mare. Miglietta aveva appena aperto il cofano della sua Peugeout 206 per scaricare l'attrezzatura da pesca, quando fu raggiunto dai due fratelli Tondo giunti a bordo della loro Bmw. Tra i tre sarebbe nata un’accesa discussione per un episodio accaduto alcuni giorni e che coinvolgeva la sorella della vittima.

La discussione sarebbe rapidamente degenerata, trasformandosi in una vera e propria aggressione. Il vigilante sarebbe rimasto in balìa dei due fratelli, colpito, oltre che con calci e pugni, anche con un bastone di ferro. Miglietta avrebbe quindi estratto la pistola d'ordinanza, una calibro 9, sparando un colpo che avrebbe centrato Fernando fra la spalla e il collo, lesionando i tessuti molli in modo non grave. In quei concitati momenti fu Fernando a impugnare la pistola e a sparare. Il proiettile si conficcò nel torace della guardia giurata, rivelandosi poi fatale. Il 33enne morì fra le braccia della madre, accorsa in suo aiuto e ferita a sua volta.

Nell'aprile del 2010 la Corte riaprì l’istruttoria dibattimentale dichiarando illegittima l'ordinanza con la quale i giudici di primo grado avevano sancito, a causa di un vizio di forma, l'inutilizzabilità delle dichiarazioni che lo stesso Fabio Tundo rese ai carabinieri poco dopo l'omicidio. In quell'occasione il giovane raccontò una versione dei fatti che, secondo l'accusa, corrispondeva a un'implicita ammissione di colpevolezza.

Il pubblico ministero Paula Guglielmi aveva invocato, al termine della lunga requisitoria dell’ottobre del 2010, l’ergastolo per i due fratelli di Torchiarolo. I due sono difesi dall’avvocato Luca Piri. Le parti civili (rispettivamente il padre, la madre e la sorella di Miglietta), sono assistiti dagli avvocati Elvia Belmonte e Vittorio Vernaleone. 

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