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Cronaca Copertino

Omicidio Nestola, fissato l’interrogatorio dell’arrestato. Per il giudice: “E’ un sicario”

Domani mattina Michele Aportone, 70 anni di San Donaci, potrà difendersi davanti al gip che lo ha mandato in carcere con l’accusa di aver ucciso l’ex carabiniere la sera del 3 maggio. L’arma del delitto, un fucile, non è ancora stata trovata

COPERTINO - E’ in carcere da tre giorni, con l’accusa di essere l’uomo che la sera del 3 maggio ha aperto il fuoco per quattro volte contro il carabiniere in quiescenza Silvano Nestola, di 45 anni, non lasciandogli scampo. Michele Aportone, 70 anni, di San Donaci, domani mattina, alle 11.30, si presenterà davanti al giudice Sergio Tosi, il magistrato che nell’ordinanza di custodia cautelare lo ha definito un sicario, cioè chi commette un omicidio a seguito di una attenta ed accurata pianificazione.

“Il proposito omicida appariva talmente determinato da non arretrare neppure dinanzi alla presenza del figlio undicenne che, in un estremo gesto di protezione, era stato dal padre spinto a trovare rifugio all’interno dell’abitazione (della sorella, ndr) dalla quale erano appena usciti”, osserva il gip.

Il bambino rientrando in casa avrebbe riferito alla zia che prima di scappare aveva visto soltanto “un uomo nero accovacciato”. Ma, mettendo insieme i puzzle raccolti meticolosamente per cinque mesi da investigatori e inquirenti, alla fine sarebbe venuto fuori il volto dell’assassino e corrisponderebbe a quello di Michele Aportone.

Stando alle indagini, l’ex militare avrebbe pagato con la vita la relazione sentimentale con Elisabetta Aportone, figlia 36enne dell’indagato. Sia lui che la moglie, Rossella Manieri, di 62 anni (anche lei indagata, ma a piede libero), gli avrebbero attribuito la responsabilità della separazione di questa dal marito.

Certo è che il fucile utilizzato per compiere il delitto non è ancora stato trovato, ma per il giudice, l’indagato non avrebbe avuto difficoltà a procurarsi un’arma clandestina grazie alle sue conoscenze in ambienti criminali accertate dalle indagini.

“L’arma del delitto non è l’unico oggetto che egli ha ricettato. Le targhe che ha distrutto insieme alla marmitta e al collettore, sequestrate il 12 maggio 2021 nei pressi della area sosta camper da lui gestita, sono provento di due diversi furti e quindi a loro volta erano state da lui ricettate”, si legge nella parte finale dell’ordinanza dedicata alle esigenze cautelari.

E ancora: “I collegamenti di Aportone con ambienti criminali, evidentemente mai interrotti, non sono solo di epoca recente, ma datano da lungo tempo e riguardano rapporti con soggetti di elevatissimo spessore delinquenziale ed addirittura mafioso”.

Domani, la parola passerà all’indagato, difeso dall’avvocato Francesca Conte, salvo che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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