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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca Copertino

Omicidio Nestola, il gip sugli indagati: ossessionati dalla figlia. La “pedinavano” con un gps

I retroscena sul delitto del carabiniere in quiescenza assassinato il 3 maggio scorso a Copertino. Il giudice sottolinea come l’auto della donna con cui la vittima aveva una relazione, in pochi giorni, sia stata controllata 571 volte dall’utenza in uso alla madre e 134 da quella del padre

COPERTINO - Erano ossessionati dalla sua vita, al punto da posizionare un gps nell'auto per controllare gli spostamenti. Ed è a partire dall’acquisto del dispositivo che per il giudice Sergio Tosi è iniziata la pianificazione del delitto dell’uomo, Silvano Nestola, carabiniere 45enne in pensione, ritenuto responsabile del naufragio del matrimonio della figlia, una donna di 36 anni, di cui avrebbero voluto condizionare le scelte.  

“A dare l’idea del patologico livello di tale controllo è sufficiente osservare come nel breve lasso di tempo di 35 giorni (dal 27 marzo al 2 maggio del 2021) sono stati registrati ben 1357 eventi telefonici da e verso l’utenza inserita all’interno del gps tracker originate dalle utenze in uso ai coniugi. In particolare - come è stato sottolineato dal pubblico ministero- la posizione dell’autovettura utilizzata dalla figlia risulta essere stata controllata 571 volte dall’utenza in uso alla madre (più di sedici volte al giorno, una volta ogni ora e mezza) e 134 dall’utenza in uso al padre (quasi quattro volte al giorno)”, si legge a pagina 15 dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei riguardi di Michele Aportone, 70enne di San Donaci.

Non solo. Il giudice ha tenuto conto di come dall’esame del cellulare dell’arrestato, sequestrato il 12 maggio, sia stato accertato che questi dopo l’omicidio (avvenuto nove giorni prima) aveva cancellato dalla rubrica il contatto (salvato come “Fernando Lo”) associato all’utenza dell’apparato gps nonché l’intera sessione degli sms di geolocalizzazione che il dispositivo aveva inviato verso la sua utenza. “Si tratta di un comportamento che appare rivelatore della piena conoscenza e del fattivo interessamento dell’indagato nelle vicende sentimentali della figlia, nonché del collegamento tra l’omicidio di Nestola e l’atteggiamento fortemente oppositivo dei coniugi”, spiega il gip.

Stando alle indagini, a manifestare maggiore contrarietà alle decisioni e ai comportamenti della figlia, sarebbe stata la madre Rossella Manieri, di 62 anni (indagata a piede libero). Per quattro volte si era recata in casa di Nestola per indurlo a interrompere la relazione, rivolgendosi a lui in questo modo: “Hai rovinato la mia famiglia”, “tu ha distrutto mia figlia, la famiglia tua, la famiglia mia e la famiglia di mia suocera”.

L’invadenza della donna avrebbe generato ansia nella vittima, al punto da non voler più proseguire la relazione.

“Si può ipotizzare che questa abbia istigato il marito, ipotesi che al momento non è corroborata da elementi tali da soddisfare i requisiti richiesti per applicare una misura cautelare; in alternativa si può pensare che l’omicidio sia stata una autonoma iniziativa di Aportone, deciso a risolvere nel modo più radicale un problema (la separazione dal marito della figlia e la sua frequentazione con una persona diversa) che evidentemente a suo giudizio pregiudicava l’onore, il prestigio o la tranquillità della sua famiglia”, si legge ancora nell’ordinanza. Di certo per il giudice, quello di Nestola è stato un omicidio pianificato a lungo, accuratamente organizzato e freddamente portato a termine come ha raccontato finora l’inchiesta condotta dai pubblici ministeri Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina, di cui sono illustrati tutti i passaggi nel precedente articolo.

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