Omicidio Noemi Durini, nuove indagini sui genitori dell’assassino

Il giudice Brancato ha accolto l'opposizione all’istanza di archiviazione e ha disposto altri quattro mesi di accertamenti per sciogliere dubbi su eventuali complici nel delitto

LECCE - Il caso dell’omicidio della 16enne di Specchia Noemi Durini resta aperto. Perché se è vero che il colpevole è stato il fidanzato Lucio, condannato lo scorso ottobre in abbreviato a 18 anni di reclusione, resta il dubbio sull’eventuale complicità ricevuta dai genitori. Serviranno altri quattro mesi di indagini per togliere ombre e dubbi su uno dei delitti più atroci avvenuti negli ultimi anni. Lo ha stabilito questa mattina il giudice Vincenzo Brancato nell’ordinanza con la quale ha respinto l’istanza di archiviazione presentata dalla Procura di Lecce nei riguardi della madre e del padre del giovane reo confesso, rispetto alla quale si erano opposti i familiari della vittima (attraverso gli avvocati Mario Blandolino, Francesco Zacheo Claudia Sorrenti) forti di una consulenza (a firma dell’ingegnere informatico Luigina Quarta) che evidenziava non poche lacune investigative. Il procedimento riguardava anche Fausto Nicolì, 48 anni, di Patù (difeso dall’avvocato Luca Puce).

Per lui, finito sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario in seguito alle accuse mosse proprio da Lucio, il passato è d’obbligo. “Le operazioni di intercettazione, le operazioni di perquisizione e le consulenze sui telefonini sequestrati hanno dato esito negativo. E il relativo procedimento va quindi archiviato per infondatezza della notizia di reato”, ha scritto il gip che, invece, ha tratto conclusioni differenti sul potenziale ruolo avuto dai genitori di Lucio nell’omicidio e nella soppressione del cadavere.

Tant’è che, nell’ordinanza, nero su bianco, sono chiare le indicazioni fornite agli inquirenti sulle successive indagini: innanzitutto, si dovrà verificare il traffico telematico dell’apparecchio e delle sim card riferibili a Noemi Durini, a Lucio, e alla madre e al padre di questo, dal giorno precedente l’omicidio all’arresto del ragazzo (all’epoca dei fatti 17enne); sarà necessario acquisire ed esaminare i filmati delle telecamere di video-sorveglianza che hanno ripreso la Fiat 500 dal luogo di residenza degli indagati al luogo del delitto, dal 1° all’11 settembre 2017 (giorno in cui fu sequestrato il mezzo); si dovrà inoltre procedere al sequestro di altri massi usati per seppellire la vittima per valutare la presenza sugli stessi di possibili tracce di cellule epiteliali degli indagati; infine, saranno necessari ulteriori accertamenti sugli indumenti indossati dalla vittima per verificare se ci siano eventuali tracce biologiche degli indagati. Il fascicolo è così ritornato sulla scrivania del pubblico ministero Donatina Buffelli. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Luigi Piccinni e Stefano De Francesco.

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