Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Omicidio Parabita: sette anni alla madre "giustiziera"

La sentenza è arrivata nel pomeriggio. La donna è stata condannata a sette anni di reclusione per l'omicidio della maestra di asilo e per il tentato omicidio del marito. Riconosciute le attenuanti

Carabinieri sotto l'abitazione di Compagnone, nel giorno dell'omicidio della moglie.

Sette anni di reclusione per A.S.D.A, 33 anni di Casarano, la mamma omicida che il 5 novembre del 2007 uccise travolta da un raptus la maestra di asilo nido Iolanda Provenzano, l'anziana insegnante di 71 anni colpita a morte con dieci coltellate, nella sua stessa abitazione di Parabita al civico 161 in via dei Mille. A.S.D.A., (non divulghiamo le generalità per esteso per tutelare la privacy del bambino, bersaglio delle sevizie) ridusse in fin di vita anche il marito della vittima, l'80enne Luigi Compagnone. Un impulso di insania fu la molla per maturare la decisione di farsi giustizia da sola e vendicare i presunti abusi sessuali compiuti dal sarto Luigi Compagnone sul corpo del figlioletto in quella che è stata tristemente ribattezzata la "casa degli orrori".

La sentenza è arrivata dopo circa tre ore di camera di consiglio. Un allungo servito al Gup Nicola Lariccia per sciogliere le ultime riserve e sfrondare, con un dimezzamento, i 15 anni di carcere invocati dal pubblico ministero Maria Consolata Moschettini nella sua requisitoria di questa mattina. Il gup ha determinato la pena riconoscendo le attenuanti generiche e il fattore della provocazione ma non la causale di aver agito spinta da particolari motivi di valore morale e sociale che avrebbero impedito lo sviluppo armonico di un bambino che è patrimonio della società. La mamma "giustiziera" è stata condannata, si legge nel dispositivo, per i delitti riuniti dal vincolo della continuazione (omicidio volontario e tentato omicidio). Il giudice ha disposto anche l'interdizione perpetua dagli uffici, mentre il risarcimento dei danni per la parte civile verrà stabilito in separata sede. Il Gup ha altresì ordinato la confisca e la distruzione dei quattro coltelli sequestrati.

Volge al termine un processo, (di primo grado e celebrato con il rito abbreviato) che ha scosso l'opinione pubblica e alla ribalta delle cronache nazionali per un delitto maturato nel sottobosco degli abusi sessuali. Il penalista, Luigi Corvaglia, nella sua appassionata arringa di questa mattina aveva impastato numeri del codice penale e richiami all'amore materno che ha armato la mano della madre omicida: "Ha agito per istinto e spinta da un affetto che è sacro" aveva rimarcato l'avvocato nel suo sermone e "bisogna tenere in debita considerazione il sostegno morale che la madre ha ricevuto in questi mesi".

A. S. D'A., in attesa di un bambino e ora ai domiciliari dopo aver trascorso un mese di carcere, proprietaria di due negozi di abbigliamento nella città sud salentina, era venuta a conoscenza di strane voci. Notizie che avrebbero trovato conferma nell'atteggiamento del bambino stesso, chiusosi all'improvviso in sè, spesso nella sua stanza a piangere, con scarso appetito. Il piccolo avrebbe raccontato alla madre (testimonianze poi blindate nell' incidente probatorio) che, quando andava in quella casa per studiare, Luigi Compagnone lo avrebbe chiamato dalla sua stanza da letto, facendosi trovare di frequente nudo e facendo altrettanto con il bambino, di cui avrebbe abusato. La donna raggiunse l'abitazione dei due anziani coniugi intorno alle 15 e 30 del 5 novembre 2007, dopo aver tracannato una bottiglia di whisky per farsi forza, nascondendo in borsa quattro coltelli da cucina. Con la sua auto raggiunse Parabita.

Arrivata di fronte alla porta, la donna accusò Luigi Compagnone di tutti gli episodi orribili che avrebbero visto vittima il suo bambino. L'uomo confermò, lasciandosi andare ad un'agghiacciante confessione, secondo quanto dei lei riferito: "A lui piaceva". Fu la scintilla che accecò la madre che colpì il presunto "orco" con dieci coltellate all'addome. Altrettante a Jolanda Provenzano, che aveva cercato di frapporsi fra l'omicida e il marito. Cadde al suolo priva di vita. I corpi vennero ritrovati dal fratello della vittima, Giuseppe Provenzano, residente da anni in Svizzera e rientrato a Parabita per una breve vacanza. La donna venne invece bloccata e arrestata in uno stato semi-confusionale a Lido Pizzi di Gallipoli, mentre scendeva dall'auto, cercando di disfarsi di quattro coltelli da cucina.


"Siamo molto soddisfatti per l'esito del processo" è il commento unanime dei due legali Francesca Conte e Luigi Corvaglia; "il giudice ha accolto quasi per intero la tesi della difesa pienamente supportata dalla causale delle attenzioni morbose rivolte da Compagnone al bambino e da uno stato di frustrazione della nostra assistita scaturito dalla consapevolezza di non sapere come eliminare il dolore del figlio". Ora si attendono i novanta giorni per leggere le motivazioni della sentenza e impugnare il provvedimento in Appello. L'avvocato Luigi Corvaglia si lascia sfuggire una dichiarazione alquanto sibillina: "Cercheremo di evitare che la nostra assistita trascorra altri anni in carcere". Il fratello della Provenzano, rappresentato dall'avvocato Ezio Garzia, si è costituito parte offesa e aveva richiesto una provvisionale di 100mila euro. E' in corso un procedimento penale per Luigi Compagnone, accusato di pedofilia. La prima udienza è slittata ed è stata rinviata al prossimo 14 febbraio.

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