Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Omicidio Petrachi, l'accusa in appello invoca l'ergastolo per Giovanni Camassa

L'uomo era già stato assolto in primo grado. Il procuratore generale Giuseppe Vignola ha chiesto il massimo della pena, ritenendo che non vi siano dubbi sulla sua colpevolezza. La donna fu assassinata nelle campagne di Borgagne

 

LECCE - "Vi affido la sorte di Angela. La sorte di una donna che ancora non ha trovato giustizia. Per questo vi chiedo di esprimere un verdetto di condanna, alla pena dell'ergastolo, nei confronti dell'imputato, per cui ritengo si possa affermare senza ombra di dubbio la colpevolezza". Termina con queste parole la lunga requisitoria del procuratore generale Giuseppe Vignola nel processo d'appello a Giovanni Camassa, l'agricoltore 43enne originario di Melendugno, già assolto in primo grado "per non aver commesso il fatto", accusato dell'omicidio di Angela Petrachi, avvenuto il 26 ottobre del 2002 nelle campagne di Borgagne, frazione di Melendugno. Un omicidio particolarmente efferato.

La donna, 31 anni, separata e madre di due figli, uscì dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio di quel lontano 26 ottobre 2002. Poi, scomparve nel nulla. Il cadavere di Angela Petrachi fu ritrovato, infatti, solo la mattina dell'8 novembre in un boschetto da un cercatore di funghi. Il medico legale stabilì che la donna era stata violentata, strangolata con i suoi slip e seviziata con la lama di un coltello.

Il procuratore generale ha ricostruito, richiamando alcuni punti della sentenza di primo grado, le fasi di quel brutale omicidio. L'imputato avrebbe concordato con la vittima un appuntamento per discutere i dettagli dell'acquisto di un cane. Dopo l'incontro tra i due, però, la situazione sarebbe degenerata e l'uomo avrebbe violentato la donna. Poi, avrebbe le avrebbe avvolto gli slip attorno al collo e l'avrebbe strangolata, infierendo sul cadavere. "Camassa - ha spiegato il procuratore generale - infierisce per riaffermare la propria virilità e per far cadere i sospetti su un maniaco".

L'accusa ha poi analizzato e confutato l'alibi dell'imputato, dimostrando, attraverso riscontri di natura tecnica che, secondo il pubblico ministero hanno evidenziato come le "risultanze delle consulenze di parte siano prive di significato", che l'imputato e la moglie non erano insieme in quel tragico pomeriggio macchiato di sangue. Camassa, infatti, ha sempre affermato che quel tragico giorno di ottobre era proprio in compagnia di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Moira Flamini. Una tesi confermata anche dalla donna, già accusata di favoreggiamento e per cui l'accusa ha chiesto una condanna a due anni di reclusione. Gli accertamenti compiuti sui cellulari avrebbero però stabilito che le due utenze telefoniche si sono agganciate a due celle differenti, distanti ben otto chilometri. In particolare quello di Camassa alla cella di Melendugno, ovverosia dove fu ritrovato il cadavere. Quello della sua compagna invece si sarebbe “appoggiato” sulla cella relativa al territorio di Martano. Un dato per l’accusa che avvalorerebbe l’ipotesi che la coppia non fosse nello stesso posto. Di parere opposto il consulente della difesa: l’ingegnere Filì. Secondo l’esperto nominato dal collegio difensivo, infatti, è possibile che i cellulari di due individui che si trovano nello stesso momento nello stesso luogo, si possano agganciare a due celle diverse, fino ad una distanza di circa 30 chilometri.

Sempre sul fronte delle consulenze, il procuratore Vignola ha riportato alcune parti delle intercettazioni ambientali con le conversazioni tra Camassa e la Flamini. Le "ambientali" sono state ripulite, grazie all'accurato e prezioso lavoro operato dall'ingegnere Luigina Quarta, dai rumori di fondo, divenendo così comprensibili. "E non ringrazio Dio che ti sto coprendo", dice la donna a quello che era il fidanzato. Circostanze e frasi che dimostrerebbero, secondo l'ipotesi accusatoria, che la donna era a conoscenza dell'omicidio.

Il legale di parte civile, l'avvocato Tizianza Petrachi, cheh rappresenta i figli della vittima, ha chiesto come risarcimento danni una cifra pari a un milione e mezzo di euro e una provvisionale di 500mila euro. L'udienza è stata rinviata al prossimo 27 marzo per la discussione della difesa.
 

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