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Omicidio Petrachi, non ci sarà un nuovo processo

La Cassazione ha ritenuto che i due profili di dna trovati sul corpo della vittima che non appartengono all’agricoltore condannato all’ergastolo, non siano elementi sufficienti per rivisitare il processo

MELENDUGNO - Non ci sarà un altro processo sull’omicidio di Angela Petrachi, la mamma di 31 anni scomparsa il 26 ottobre del 2002 e ritrovata da un cercatore di funghi la mattina dell'8 novembre successivo in un bosco di Borgagne (frazione di Melendugno).

La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di revisione del processo, in linea alla decisione della Corte d’appello di Potenza, avanzata dall’avvocato difensore Ladislao Massari per conto di Giovanni Camassa, l'agricoltore 53enne di Melendugno condannato all’ergastolo in via definitiva.

L’istanza si basava soprattutto sulla presenza di due tracce di dna riscontrate sugli indumenti della vittima, uno appartenente all’ex marito, l’altro rimasto ignoto. 

Camassa in primo grado fu assolto “per non aver commesso il fatto”, ma il verdetto fu completamente ribaltato in appello con una condanna al “fine pena mai” che fu confermata dalla Corte di Cassazione nel febbraio del 2014.

Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe avuto contatti telefonici con la vittima legati all’acquisto di un cane e durante l’incontro l’avrebbe violentata e strangolata con gli slip.

Camassa si proclama innocente dal maggio del 2003, quando la giustizia bussò per la prima volta alla sua porta e finì dietro le sbarre con le accuse di omicidio aggravato, violenza sessuale e vilipendio di cadavere.

L’alibi fornito dall’attuale moglie, all’epoca dei fatti fidanzata, ebbe un peso decisivo, insieme all’assenza del movente, nel verdetto assolutorio. Ma, la trascrizione integrale delle intercettazioni e la perizia sui telefonini della coppia (che nelle ore in cui sarebbe stato commesso l'efferato delitto avrebbero agganciato celle differenti, a dimostrazione del fatto che non erano insieme come avevano sempre sostenuto) avrebbe spostato completamente l’ago della bilancia.

Proprio nei giorni scorsi, i suoi familiari hanno lanciato appelli attraverso gli organi di informazione, confidando nella possibilità di un nuovo processo.

Ma la Corte di Cassazione ha spento l’ultimo barlume di speranza, lasciando così inalterata la condanna all'ergastolo.

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