Omicidio di piazza Palio, teste: "La mia un'accusa ingiusta, perdonami"

Due lettere di scuse sono state inviate a Salvatore Polimeno e alla madre. A scriverle sarebbe stata la donna ritenuta “centrale” nel processo sul delitto di Valentino Spalluto, avvenuto sei anni fa in piazza Palio, a Lecce

LECCE - Ucciso con un colpo di pistola, mentre lavorava in piazza Palio per l’allestimento del palco sul quale due giorni dopo avrebbe dovuto esibirsi Laura Pausini. Morì così sei anni fa Valentino Spalluto. Aveva vent’anni. A premere il grilletto fu Salvatore Polimeno detto “Andrea”, 29enne leccese, che sbagliò mira, colpendo la persona sbagliata. Questo hanno raccontato i processi, che si sono conclusi con la sua condanna, l’ultima a 26 anni diventata definitiva lo scorso ottobre con la sentenza della Corte di Cassazione.

Oggi, però, una delle testimoni chiave nel processo racconta di aver mentito. Di averlo fatto spinta da rabbia e da vendetta. Portano la sua firma le lettere di scuse - la prima (datata 5 gennaio) ricevuta dalla madre di Polimeno, la seconda (28 febbraio) recapitata in carcere allo stesso Polimeno - e, rispetto alle quali dopo averne accertato l’autenticità, l’avvocato difensore Giovan Battista Cervo deciderà se chiedere la revisione del processo alla Corte d’Assise d’Appello di Potenza (sulla quale ricade la competenza). 

La testimonianza

Era certa fosse lui “perché si riconosce l’Andrea quando cammina”. Questo riferì al giudice (in sede di incidente probatorio), la donna. Disse di non essere andata a lavorare il 2 agosto 2012, perché era in malattia e che era sul balcone, di fronte all’abitazione di Polimeno, quando lo vide rientrare con lo scooter (uno Scarabeo nero con la scritta “Lecce”) tra le 17 e le 17.30, e salire di corsa a casa; poco dopo arrivò una pattuglia, e lui si affacciò al balcone come se non fosse mai uscito. E non sarebbe potuto uscire, perché era ai domiciliari. 

La testimone raccontò pure che tre ragazzi del quartiere (minorenni all’epoca dei fatti), quel pomeriggio, videro Polimeno, con una pistola, girare intorno a piazza Palio per due volte con lo scooter, fermarsi al terzo giro e infilare la mano tra le grate di recinzione, prima di udire uno sparo. La donna consegnò in Questura la registrazione di un colloquio avuto con i ragazzi proprio sull’episodio. I minorenni ritrattarono le accuse, mentre lei non cambiò versione nel processo di primo grado. Per i giudici questa donna era sincera, anche perché non fece mai mistero dell’astio con Polimeno, che in passato l’avrebbe minacciata di uccidere le sue tartarughe domestiche con la candeggina e le avrebbe incendiato due auto. Ma in una lettera, chi scrive riferisce che quel pomeriggio di sei anni fa, lei in realtà fosse sul posto di lavoro e che il colloquio con i minori fu solo un”gioco”. 

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Le lettere

a236a864-5a4b-4edf-ade3-8de7a6a9cacc-2La prima lettera, datata 5 gennaio, è stata inviata alla madre di Salvatore Polimeno: “Dichiaro di intendere e di volere di ammettere che, nel processo di Andrea Polimeno, ho testimoniato falso perché vittima di rabbia e vendetta, e sono pronta a dire la vera verità”. La destinataria ha creduto si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto, ma, un mese dopo, ha deciso di rivolgersi a un legale, dopo che il figlio ha ricevuto un’altra missiva che riportiamo integralmente: “Ciao Andrea ti chiedo scusa e perdono alla famiglia che per colpa della mia testimonianza ha fatto prendere 30 anni ad un innocente. E visto dopo sei anni non hai confessato l’omicidio di Valentino Spalluto, io il giorno 2 agosto del 2012, lavoravo e tornai a casa verso le 18.30 quindi io il giorno che ti vidi e vidi la pattuglia che ti controllava essendo ai domiciliari era il giorno 3 agosto 2012, quindi la mia testimonianza è falsa, spero riaprano le giuste indagini e la giustizia faccia il suo corso così con la registrazione di 3 minori anche quella era un gioco, si ironizzava quella sera e io ne approfittai ingannando i minori e registrai il nostro gioco. Questa è la verità io non faccio uso di sostanze stupefacenti e sicuro ho la mente più limpida, infatti vedo tutto più chiaro e sono certa di ciò che ti scrivo. Se sei innocente lo sarai anche per la legge visto che mi assumo la gravità della mia falsa dichiarazione. Nell’attesa di riaprire le indagini questo ti chiedo perdono!!!”.

Le prove nel processo

Nella sentenza del processo di primo grado, le dichiarazioni della testimone furono considerate un “elemento centrale”. Ma non furono solo queste a determinare un verdetto di colpevolezza. Il collaboratore di giustizia Gioele Greco affermò che lo stesso Polimeno gli confidò dell’omicidio. 

Lo scooter con cui l’assassino avrebbe raggiunto il PalaFiere, inoltre, fu notato da diversi testimoni e trovato dagli agenti sotto la sua abitazione nella zona 167. E ancora, l’individuazione di quello che sarebbe stato il reale obiettivo delle pallottole: Alessandro Leo detto “Saso”. Si tratta del giovane che due mesi prima schiaffeggiò Polimeno sul pianerottolo di casa per disaccordi legati all’acquisto di droga. 

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