Omicidio nel parcheggio del supermercato. Vittima freddata nella sua auto

Augustino Potenza è stato ucciso in un parcheggio a servizio di strutture commerciali, a Casarano. I killer giunti sul posto a bordo di una moto

Il luogo dell'omicidio.

CASARANO – Cataldo Motta cammina a passo svelto. Una luce gialla e impersonale di lampioni ravviva per qualche attimo la sagoma inconfondibile del procuratore, prima che infili il cancello, silenzioso, la testa affollata di pensieri. Poi si perde, risucchiato nella scena del delitto. Carabinieri, polizia, nastri bianchi e rossi delimitano un ampio quadrilatero rientrante di via Vanoni, in una Casarano su cui pende una cappa di nubi invisibile, nel buio della sera. Cade qualche goccia, poi si ferma. Il cielo sembra voglia piangere, ma solo per un po’, quasi non riuscisse a ordinare i suoi pensieri, pesare le sensazioni a metà strada fra sconcerto e incredulità.

Ore 18, minuto più, minuto meno. Augustino Potenza, 42 anni, casaranese, un passato processuale pesante sulle spalle e la leggerezza della libertà riconquistata con le unghie, sosta nella sua Audi grigia nel parcheggio del centro commerciale. Le insegne di Iper Mac e Upim risplendono alte. L’Audi non è lontana dal cancello d’ingresso. Proprio ai margini delle ultime pensiline per ritirare i carrelli. Quasi perfettamente al centro della scena, equidistante da tutte le strutture circostanti. Fosse un film, un regista lo vorrebbe proprio lì.

Ma non è un film e non c’è un ciak quando spunta quella che verrà in seguito identificata, genericamente, come una moto da          enduro. Due, in sella. Hanno caschi integrali bianchi. Potenza, condannato all'ergastolo in appello nel 2009 per due omicidi avvenuti nel basso Salento, sentenza annullata dalla Cassazione, assoluzione arrivata due anni or sono dalla Corte d’appello di Taranto, dopo essere stato indicato più volte come carnefice, diventa ora vittima.

Le raffiche non lasciano scampo. Non ha il tempo di uscire, reagire, ingranare la marcia, fuggire, anche solo, forse, incrociare gli sguardi degli spietati esecutori sotto i loro caschi.

La scarica è impietosa. Non c’è scampo. Sedici bossoli di kalashnikov conteranno i carabinieri quando scoccano le 21 di sera, ma ad accertamenti ancora in corso. Probabilmente i colpi esplosi sono di più, una ventina almeno. E sono soprattutto il luogo (inevitabilmente affollato) e l’orario (pieno giorno), i segnali che angustiano gli inquirenti, che raggiungono Casarano quasi in fila indiana, l’uno a breve distanza dall’altro. Non solo Motta, una carriera intessuta sulla lotta alla Sacra corona unita, ma anche il pm di turno, Massimiliano Carducci, il sostituto Guglielmo Cataldo e l’aggiunto Antonio De Donno. E’ pane per la Dda, non c’è da discutere. E i volti tradiscono tensione, allarme. Forse, è proprio quello che volevano i killer dal sangue gelido.

In breve la zona viene cinturata. Si formano capannelli di persone. Si osserva, si sente un brusio sommesso, ma nessuno alza la voce. La moglie di Potenza è nel recinto. Assiste con sguardo raggelato, da una distanza di contenimento dalle emozioni più crude, alle misurazioni della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri, reparto coordinato dal Nucleo investigativo di Lecce. Si forma in breve un pool di uomini di cui fanno parte anche comandanti e militari del Reparto operativo, della Compagnia locale, del Ros.

Si sommano i quesiti e si prova, probabilmente, a fiutare già qualche pista. Dove setacciare, nel passato o nel presente? O forse bisogna intrecciare i due periodi temporali, sovrapporre i piani? E cosa accadrà, in futuro?

Un delitto con tutti i connotati dell’agguato teso da gruppi della criminalità organizzata (certo, assolutamente un’ipotesi, per ora, ma è ovvio che lo sguardo sia puntato soprattutto in questa direzione), è fenomeno che, nel Salento, si perde quasi nella notte dei tempi. Il che spiega l’arrivo in massa dei piani alti della Procura.

potenza-2“Sappiamo che sono state vicissitudini complesse”, commenta il procuratore aggiunto De Donno, fermandosi per qualche battuta a caldo con la stampa e riferendosi al passato di Potenza, pur ovviamente non scordando di citare l’esito, con tanto di assoluzione. “E’ un fatto assolutamente allarmante – prosegue, in merito all’assassinio -, ma connotazioni non ne diamo: aspettiamo qualche ora”. Ma sulla circostanza che, da anni, ormai, non si verificasse un omicidio con queste caratteristiche, annuisce pensoso e risponde: “Significa che dobbiamo alzare, e di molto, il livello di guardia”. Da non scordare nemmeno, di recente, ai primi di settembre, i colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione di Casarano in cui è domiciliato Luciano Polimeno, 55enne di Monteroni di Lecce, ritenuto vicino al clan Tornese e che nel 2011 ha subito un provvedimento di confisca dei beni. “Ma di segnali preoccupanti – dice De Donno – se ne vedono un po’ dappertutto; certamente Casarano è un’area di grosso interesse, che già in passato ha conosciuto dinamiche abbastanza complesse, però questo non spiega l’omicidio di questa sera”.

E intanto, si va avanti nei rilievi e bisogna diradare molti dubbi, trovare risposta, e in fretta, a tante domande, cercare di spezzare il velo della paura e acciuffare qualche testimonianza. Potenza, è arrivato da solo nel parcheggio? Perché era lì? Non c’erano la moglie o altri parenti con lui. Questo sembra certo. Ci si chiede, allora, se stesse attendendo qualcuno, magari per un chiarimento, dopo aver fissato un appuntamento, o se sia arrivato con altri, da identificare, poi usciti dall’auto.

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Non sembra, però, che ci fossero armi a bordo dell’Audi o addosso a lui. E questo non potrebbe che significare una cosa: era relativamente tranquillo, forse non si sarebbe mai aspettato un simile epilogo. Non in un luogo così frequentato, almeno, e alle 18 della sera. Il che renderebbe volontariamente eclatante il messaggio, se di questo si sta parlando. E allora, è andato in maniera inconsapevole a un rendez-vous con la morte o qualcuno l’ha tradito? Le indagini sono appena iniziate. Dubbi e interrogativi, restano e, semmai, si ammassano.  E le telecamere forse questa volta non aiutano. Sull'area dove si è consumato il delitto, sembra che siano fuori uso da tempo.

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