Omicidio Regoli, l'assassino confessa anche dinanzi al gip de L'Aquila

Si è trasformato in una lunga e accorata confessione l’interrogatorio di garanzia di Cosimo Mele, il 35enne accusato dell’omicidio di Ivan Giorgio Regoli, il 30enne di Matino scomparso il 12 settembre del 2011. Mele è cstato sentito dal gip del tribunale de L’Aquila per rogatoria

LECCE – Si è trasformato in una lunga e accorata confessione l’interrogatorio di garanzia di Cosimo Mele, il 35enne accusato dell’omicidio di Ivan Giorgio Regoli, il 30enne di Matino scomparso il 12 settembre del 2011. Mele, assistito dall’avvocato Gabriella Mastrolia, è comparso dinanzi al gip del tribunale de L’Aquila che ha interrogato il  35enne per rogatoria. Nei suoi confronti, infatti, è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del gip del Tribunale di Lecce Giovanni Gallo, su richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno. Mele, però, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo di Casarano nella città abruzzese, dove da alcuni anni vive e svolge la professione di intonacatore.

L’arresto è giunto a distanza di tre settimane dalla confessione dell’assassino. Lo scorso 21 febbraio, schiacciato dal senso di colpa e dalla paura, Mele ha deciso di raccontare la verità sulla morte del suo amico, spiegando di aver ucciso Regoli nello scantinato di un rudere, in prossimità del pozzo dove sono stati ritrovati i suoi resti e dove gli aveva dato appuntamento. Il 35enne si era recato con Regoli in quel fondo, dove era scoppiata una lite. Al gip del tribunale abruzzese ha ripetuto quanto già raccontato agli inquirenti titolari del procedimento.

Mele era esasperato delle continue, a suo dire, richieste di denaro della vittima, accusato di una lunga serie di atti dolosi compiuti ai suoi danni. In particolare, il 35enne lo accusava di aver compiuto danneggiamenti e furti nel fondo della madre. L’incontro tra i due si sarebbe presto trasformato in lite e colluttazione. Mele avrebbe afferrato un tubo metallico (del tipo usato per le impalcature edili) e colpito più volte la vittima alla testa.

Nei prossimi giorni l’avvocato Mastrolia valuterà le strategie difensive da dottare per il suo assistito, alla luce di quanto dichiarato in sede di interrogatorio di garanzia e dell’atteggiamento collaborativo.

Già prima della confessione dell’uomo i carabinieri del Reparto operativo, guidato dal colonnello Saverio Lombardi, e della compagnia di Casarano, al comando del capitano Aniello Mattera e del tenente Gaetano Mitola del Norm, avevano raccolto una lunga serie di indizi a suo carico. La prima vera svolta nelle indagini era avvenuta il primo agosto del 2014, con il ritrovamento dei resti di Regoli in un pozzo in contrada Sant’Anastasia a Matino.

Dal momento del ritrovamento del corpo il 35enne era crollato psicologicamente, temendo di essere catturato o di essere vittima di possibili ritorsioni. Più volte, senza sapere di essere registrato dalle “cimici” piazzate dagli investigatori, aveva fornito elementi utili ad accertare la sua colpa. Sempre nelle intercettazioni aveva esternato l’intenzione di fuggire in Africa o America. Proprio il pericolo di fuga è alla base delle esigenze cautelari nei suoi confronti.

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