Cronaca

Omicidio Renda, dalla madre un appello a Renzi: "Aiutateci ad avere giustizia"

Un libro e un appello per ricordare e non dimenticare la vicenda tanto tragica quanto assurda dell’omicidio di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni deceduto il 3 marzo del 2007, mentre si trovava in vacanza in Messico. Cecilia Greco ha rivolto un appello a Matteo Renzi "affinché tutti gli imputati per la morte del figlio siano giudicati"

LECCE – Un libro e un appello per ricordare e non dimenticare la vicenda tanto tragica quanto assurda dell’omicidio di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni deceduto il 3 marzo del 2007, mentre si trovava in vacanza in Messico.

Un omicidio volontario secondo la Procura di Lecce, commesso “sottoponendo Renda a trattamenti crudeli, inumani e degradanti”. Il tempo non ha lenito un dolore troppo da grande da raccontare per chi, come la mamma di Simone, Cecilia Greco, in questi anni non ha mai smesso di lottare e di chiedere giustizia. La signora Greco è una delle protagoniste del libro “Madri” di Myrta Merlino, edito da Rizzoli. La storia di una donna forte e coraggiosa, e della sua battaglia per scoprire la verità sulla misteriosa morte del figlio. Il racconto di chi in questi anni ha dovuto lottare: “Simone aveva solo me, e solo io posso rendergli giustizia. Spero che quando tutto questo sarà finito avrò il tempo e la forza per elaborare il lutto e poter finalmente piangere mio figlio”.

Tra scioperi, rinvii e cavilli giudiziari il processo ai presunti assassini di Simone Renda è bloccato all’inizio della fase dibattimentale. Gli otto imputati, tutti cittadini messicani, sono il giudice qualificatore Hermilla Valero Gonzalez; Cruz Gomez (responsabile dell’ufficio ricezione del carcere); Enrique Sánchez Nájera (guardia carceraria); Pedro May Balam, vicedirettore del carcere; Francisco Javier Frias e Jose Alfredo Gomez, agenti della polizia turistica del municipio di Playa del Carmen; Arceno Parra Cano, vicedirettore del carcere; e Luis Alberto Landeros, guardia carceraria. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di omicidio e violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Si tratta di un processo complesso sotto il profilo giuridico e dei trattati. Nel 2010 la Corte messicana ha condannato a 3 anni di reclusione, per i reati di omicidio colposo e abuso di potere, Hermila Valero Gonzalez (una pena commutata in una multa di 9mila pesos). Cruz Gomez (responsabile dell’ufficio ricezione del carcere) e Enrique Sánchez Nájera (guardia carceraria), sono stati condannati a 2 anni e 10 mesi (commutabili in 8mila pesos di multa). Prosciolto, invece, Pedro May Balam, vicedirettore del carcere.

IMG-20151220-WA0000-2Per questo avevano sollevato il principio del “ne bis in idem”, che ha trovato la precisa e puntuale opposizione dei legali di parte civile, gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, che hanno confutato in una dettagliata e articolata memoria depositata la tesi. L’avvocato Corleto, decano dei penalisti salentini, aveva evidenziato che per quattro degli imputati il principio non può essere sollevato, poiché non son mai stati giudicati, mentre per gli altri quattro “non ha motivo di esistere in mancanza di una specifica convenzione bilaterale o multilaterale che regoli la materia tra i due Stati”. Tesi accolte dai giudici.

A bloccare il processo, la circostanza che tre degli imputati siano irreperibili. Vane si sono rivelate le ricerche affidate alle autorità messicane (tutt’altro che irreprensibili) e il mandato conferito dai giudici della Corte d’assise (presieduta da Roberto Tanisi) all’Interpol. Per questo Cecilia Greco ha rivolto un appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni “di intervenire affinché tutti gli imputati per la morte del figlio siano giudicati dal Tribunale di Lecce”. La prossima udienza è stata fissata a luglio. Se i tre imputati dovessero essere ancora irreperibili, la Corte potrebbe stralciare le posizioni e proseguire per gli altri cinque. Rimarrebbe, però, una giustizia parziale. 

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