Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Omicidio Romano: nuovo colpo di scena, spuntano tre testimoni chiave

La testimonianza di un brigadiere dei carabinieri, ascoltato questa mattina in aula, sembra avvalorare la tesi di Gianluca Caputo, imputato nel processo per la morte di Giorgio Romano. Il 22enne ha accusato dell'omicidio la madre

L'aula della Corte d'Assise

LECCE – La testimonianza di un brigadiere dei carabinieri, ascoltato questa mattina dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Lecce, sembra avvalorare quanto raccontato nella scorsa udienza da Gianluca Caputo, imputato nel processo per la morte di Giorgio Romano, 66enne di Matino, deceduto il 21 aprile del 2009 nell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, dove si trovava ricoverato da circa un mese in prognosi riservata. Caputo, 22 anni, è accusato di omicidio preterintenzionale per aver causato la morte del 66enne colpendolo con un pugno al culmine di una banale lite scoppiata per le vie del centro di Matino la sera del 20 marzo 2009. “Non sono stata io a ucciderlo, è stata mia madre. L'ha colpito alla testa con una scarpa”, aveva raccontato l’imputato dinanzi alla Corte, segnando una svolta nel processo. Parole che avrebbero trovato riscontro, seppur parziale, nelle deposizioni di tre testimoni al brigadiere dell’Arma. I tre saranno ascoltati nella prossima udienza, prevista per il prossimo 14 giugno, in cui potrebbero far emergere come realmente si sono svolti i tragici fatti di quella sera di primavera.

Tra il giovane e la vittima, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, sarebbero volati degli insulti. "Sei un bastardo", avrebbe detto il 66enne all'imputato, che lo avrebbe colpito facendo cadere rovinosamente al suolo. Romano cascando avrebbe battuto la testa sul marciapiede. L'uomo, in un primo momento, si sarebbe rialzato senza accusare particolari postumi. Solo qualche vertigine, ma nulla più. I problemi fisici affiorarono il giorno dopo. Un forte dolore alla testa, conati di vomito, i sintomi che determinarono il ricovero prima presso l'ospedale di Casarano, poi, per l'aggravarsi delle condizioni al "Fazzi", dove morì.

Oggi, a distanza di tempo, dopo aver affrontato una lunga terapia che lentamente lo ha aiutato a superare alcuni disturbi e a cancellare un'infanzia difficile vissuta in un contesto familiare molto disagiato, il 22enne ha trovato la forza di parlare e raccontare, in alcune dichiarazioni spontanee, la sua verità. Parole accusatorie nei confronti della madre, che hanno portato il presidente della Corte d'Assise, Roberto Tanisi, a riaprire l'istruttoria dibattimentale per verificare le dichiarazioni dell'imputato. 

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