Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio piazza Palio, davanti al gip la cognata di Polimeno ritratta

Molti "non ricordo", contraddizioni e mancate conferme. La 22enne, ascoltata in sede di incidente probatorio dinanzi al gip Ines Casciaro, non ha confermato quanto dichiarato agli inquirenti nei giorni successivi all’omicidio

La scena del crimine

 

LECCE – Si è trasformata in una lunga serie di non ricordo, di contraddizioni e mancate conferme la deposizione di Pamela Danisi, la cognata di Salvatore Polimeno (detto Andrea), il 23enne leccese arrestato il 24 settembre scorso per l’omicidio di Valentino Spalluto, il 20enne originario di Surbo assassinato il 2 agosto scorso in piazza Palio. La 22enne, ascoltata in sede di incidente probatorio dinanzi al gip Ines Casciaro, non ha confermato quanto dichiarato agli inquirenti nei giorni successivi all’omicidio di Spalluto. In particolare, di aver ascoltato, in quel torrido pomeriggio d’estate, Polimeno affermare, pochi minuti dopo il delitto: “Hannu ccisu lu Sasu”.

Si tratta di un passaggio importante nelle indagini perché in realtà, secondo l’ipotesi accusatoria, la vittima predestinata era Alessandro Leo, detto “Saso”, un altro degli operai al lavoro nel centro fieristico, con il quale aveva dei conti in sospeso per questioni di droga. Alla base dell’omicidio la folle determinazione di voler vendicare un affronto: quello di essere stato schiaffeggiato da Leo. L’unica persona a credere che ad essere ucciso fosse stato Leo, in quel momento, era lui. Niente poteva fargli pensare, essendosi allontanato in tutta fretta dal luogo, di aver sbagliato persona. A nulla sono valsi gli ammonimenti del pubblico ministero e del gip sugli effetti delle dichiarazioni mendaci, la giovane teste è sembrata fornire un tesi diversa da quella già verbalizzata.

Conferme, invece, sono arrivate dalla madre della Danisi, la 39enne Manuela Murra, che ha ripetuto quanto già dichiarato nel corso degli interrogatori dinanzi agli investigatori. Per lei, infatti, solo qualche piccola contraddizione. Una testimonianza che sempre infrangere il clima di intimidazioni e pressioni avvenute nelle ultime settimane. La 39enne, infatti “ha già riferito in questura di sentirsi minacciata dalla famiglia del Polimeno e che il suo datore di lavoro aveva deciso di licenziarla a causa del coinvolgimento nell’indagine”. Dagli atti del procedimento emerge inoltre come la madre di Polimeno abbia “inveito contro la donna lanciandole una pietra”. Nell’aula a piano terra del palazzo di giustizia erano presenti i legali dell’indagato, gli avvocati Giovanni Battista Cervo e Anna Luigia Cretì.

L’attesa ora si sposta sul secondo incidente probatorio, fissato per venerdì prossimo presso il Tribunale per i minorenni del capoluogo salentino. Dinanzi al gip compariranno i tre minori (due ragazze e un ragazzo) “che hanno reso dichiarazioni fondamentali per le indagini che hanno condotto alla cattura di Polimeno”. I tre, infatti, si trovavano i piazza Palio in quel pomeriggio di sangue. Una di loro ha raccontato di “essere stata fulminata da sguardo minaccioso dell’indagato volto a intimidirla”. La ragazza, inoltre, sarebbe stata colta da una crisi di panico dopo che la stessa aveva appreso dell’arresto del presunto assassino. All’ascolto protetto sarà presente anche la dottoressa Chiara Della Gatta.

Nel corso delle indagini, condotte dagli agenti della squadra mobile di Lecce e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Carmen Ruggiero, sono stati raccolti una lunga serie di indizi nei confronti del killer, attraverso intercettazioni, tabulati telefonici e testimonianze. Il pomeriggio del 2 agosto, verso le 16.45, Salvatore Polimeno avrebbe raggiunto piazza Palio con il suo scooter e, dopo aver fatto un paio di giri di perlustrazione, avrebbe parcheggiato la moto, impugnato la pistola calibro 38 ed esploso tre colpi, scambiando la vittima per Alessandro Leo, che lavorava nella stessa squadra del ragazzo di Surbo. Prima di sparare, però avrebbe sollevato la visiera del casco, rendendosi ben riconoscibile agli occhi dei giovani testimoni. Poi si sarebbe allontanato a bordo dello Scarabeo, noto nel quartiere per un adesivo degli Ultrà Lecce, tornando a casa dai familiari. L'omicidio sarebbe scaturito nell'ambito di una violenta lite scoppiata tra Leo e Polimeno, per questioni legate, secondo gli investigatori, alla cessione di droga. Il 27, un paio di mesi prima dell'omicidio, avrebbe schiaffeggiato l'assassino, accusandolo di averlo imbrogliato, cedendogli meno eroina del dovuto. Uno scambio di persona che ha spezzato la vita di Valentino Spalluto.

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