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Omicidio Valentini, in due rinviati a giudizio per un vecchio delitto di Scu

Oggi il gup Simona Panzera ha rinviato a giudizio, per l'omicidio di Roberto Valentini, assassinato a Campi Salentina il 15 ottobre 1992, Luciano Colazzo e Giuseppe Sirsi, assistiti dall’avvocato Michele Palazzo. Il processo si aprirà a giugno dinanzi ai giudici della Corte d’assise

LECCE – E’ un delitto che riaffiora dagli abissi del tempo, capitolo di un romanzo criminale che ha insanguinato le strade del Salento. Quello di Roberto Valentini, assassinato a Campi Salentina il 15 ottobre 1992, è un omicidio che a distanza di oltre vent’anni non hanno ancora visto la parola fine negli uffici giudiziari.

Oggi il gup Simona Panzera ha rinviato a giudizio, per quel delitto legato agli affari illeciti e alle faide della sacra corona unita, Luciano Colazzo e Giuseppe Sirsi, assistiti dall’avvocato Michele Palazzo. Il processo si aprirà a giugno dinanzi ai giudici della Corte d’assise.

Un delitto “svelato” grazie soprattutto alle dichiarazioni di Dario Toma, ex braccio destro di Gianni di De Tommasi, nome storico della Scu e “capo bastone” di Campi Salentina. I due furono arrestati per la prima volta nel dicembre del 1989, in una villa alla periferia di Gallipoli. Nel 2001, pochi mesi dopo l’ultimo arresto, Toma scelse di collaborare, fino a firmare una lunghe serie di deposizioni di fronte al pubblico ministero Giuseppe Capoccia. L’omicidio sarebbe maturato per la mancata spartizione di denaro proveniente da affari illeciti. Uno “sgarbo” che la vittima avrebbe pagato con il sangue, in anni in cui si ammazzava per poco.

L’omicidio Valentini rientra nella cosiddetta operazione “Maciste”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi, e incentrata sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra Corona Unita e su gli omicidi scaturiti nella lotta per l’egemonia criminale nella faida tra i clan di Lecce-Campi e Surbo. Si tratta della prima fase dell’epopea della Scu salentina, quella dell’affermazione sul territorio con l’eliminazione dei rivali. Negli anni successivi i clan avrebbero iniziato una lotta sanguinosa per il controllo della provincia e dei traffici illeciti, lastricando di sangue e di morte le strade del Salento. Sullo sfondo la lotta per il traffico degli stupefacenti, vendette, spaccature all'interno delle organizzazioni e il passaggio a quelle “nemiche”.

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