Cronaca

Omicidio Zuccaro, conferito l'incarico per l'autopsia. Ed è sempre caccia all'uomo

Domani la necroscopia sul corpo del bobyguard ucciso a colpi di pistola nel centro di San Cesario. I carabinieri stanno dando caccia a tutto spiano all'indiziato principale, Lorenzo Arseni, 47enne. Forse sono prossimi alla cattura. Ha un passato per droga e per ben due volte è stato latitante

SAN CESARIO DI LECCE (Lecce) – Mentre i carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Lecce serrano le file a caccia dell’indiziato numero uno, Lorenzo Arseni, 47enne, volto noto soprattutto negli anni a cavallo fra i ’90 e i primi del 2000, il pubblico ministero Roberta Licci, che ha in mano il fascicolo sull’omicidio del bodyguard Gianfranco Zuccaro, 37enne di San Cesario di Lecce, ha conferito l’incarico al medico legale Roberto Vaglio di effettuare l’autopsia. L’esame sul corpo dell’uomo si svolgerà domani, presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

Il nome di Arseni, come possibile autore di un omicidio tanto efferato, quanto scenografico (fra piazza Garibaldi e via Manno, nel pieno centro del paese, di domenica mattina) è emerso fin dalle prime battute. Agli investigatori è bastato passare in rassegna i nastri delle videocamere di sorveglianza della pasticceria “Natale” per scoprire che il suo volto sarebbe stato nitidamente immortalato. Sarebbe dunque proprio il 47enne l’uomo che ha incontrato Zuccaro la mattina di due giorni addietro e con il quale s’è soffermato a parlare per diversi minuti, prima che si allontanasse e ritornasse sotto i “riflettori” di quell’insolito film, forse a quel punto ormai armato di una pistola calibro 7.65.

Impossibile sapere cosa si siano detti i due. Ma il finale è purtroppo noto. Almeno quattro colpi, alle gambe e poi al torace, e per Zuccaro non c’è stato nulla da fare. Ma il movente è ancora in chiaroscuro, sebbene sembri delinearsi una questione legata all’attività professionale della vittima.

L’autopsia è uno di quei passaggi obbligati, in un’indagine, in questo caso potrebbe giusto chiarire in maniera definitiva qualche elemento che non avrà comunque mai tanto peso quanto quelle immagini, quasi un cortometraggio con vittima e carnefice attori di una scena tragicamente cruda e vera.

Zuccaro, che nel mondo del divertimento notturno aveva messo radici per lavorarci, e anche con una certa professionalità, come riconosciuto da chi aveva rapporti personali con lui, di recente era finito nel mirino di ignoti, che, ad ottobre dello scorso anno, non avevano esitato ad appiccare le fiamme sul portone dell’abitazione, finendo per danneggiare anche l’auto della sorella.

Se anche quella vicenda sia legata al terrificante epilogo di domenica, non è ovviamente ancora chiaro ed è forse presto per dirlo, ma che sia un mondo complesso e pieno di rischi, quello delle società che si dedicano ai servizi di vigilanza in favore dei locali notturni, lo dimostrano anche altri recenti episodi, con ogni probabilità slegati da quello di San Cesario di Lecce, ma comunque accomunati dall’uso indiscriminato di violenza e intimidazioni. L’esempio eclatante è quello del febbraio scorso, quando un altro bodyguard noto negli ambienti, Gianluca De Giorgi, gallipolino, ha subito ben due “avvertimenti”: l’incendio di auto e box e poi, una settimana dopo, pistolettate sull’abitazione.

E forse non è un caso che, partendo dall'omicidio di Zuccaro, ma ragionando su una prospettiva più ampia, proprio il mondo che ruota attorno alle discoteche sia stato il tema dell'incontro convocato oggi in Prefettura, alla presenza di sindaci dei territori dove sorgono le principali strutture e dei massimi rappresentanti delle forze dell'ordine, per cercare soluzioni condivise e vigilare con attenzione. Perché il timore è che la malavita stia cercando d'infiltrarsi nel settore.  

Ma intanto, tutte le attenzioni sono rivolte, in queste ore, ad Arseni, irreperibile fin da subito e che già in passato aveva manifestato una certa pratica nel trovare nascondigli più o meno sicuri. Almeno per un po' di tempo. Nel 1992, cercandolo per reati riguardanti gli stupefacenti, i carabinieri lo scovarono dopo tre mesi in una stanza ricavata in una sala giochi. Nel 1999 lo rintracciò invece  la polizia. Anche in quel caso sparì dalla scena, e per ben due mesi. Lo stavano cercando perché doveva scontare cinque anni per droga. Questa volta, però, gli investigatori contano di trovarlo molto prima. E forse ha già davvero le ore contate.

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