Omicidio "Bianco", una consulenza per stabilire come fu distrutto il cadavere

Sono stati disposti nuovi accertamenti scientifici nell'ambito del giudizio con rito abbreviato per l'omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nella campagne di Martano il 29 giugno 2012. Giudizio che vede imputato Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni

LECCE – Sono stati disposti nuovi accertamenti scientifici nell’ambito del giudizio con rito abbreviato per l’omicidio Massimo Bianco, il 41enne ucciso nella campagne di Martano il 29 giugno 2012. Giudizio che vede imputato Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni, assistito dagli avvocati Alessandro Stomeo e Francesco Protopapa. Il gup Giovanni Gallo ha conferito al professore Francesco Introna il compito di stabilire le modalità con cui è stato distrutto il corpo della vittima. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 12 dicembre, con una durata di sessanta giorni. Il prossimo 4 dicembre il gup conferirà al colonnello dei Ris Di Gregorio una perizia balistica e scioglierà la riserva sulla richiesta della difesa di stabilire, attraverso riscontri medico-legali, il calibro e il tipo di arma usata nell’omicidio. Informazioni che mancano nel fascicolo d’indagine.

Quello di Bianco è un omicidio maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”. E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave e degli aspetti più creduli emersi dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno. L’accusa ha chiesto una condanna a vent’anni di reclusione.

Una richiesta, quella del pubblico ministero, basata sulle aggravanti (premeditazione e futili motivi) e le attenuanti (lo status di incensurato e la collaborazione).

L’altro imputato, Antonio Zacheo, 28enne, assistito dall’avvocato Dimitry Conte, sarà giudicato con il rito ordinario dinanzi ai giudici della Corte d’assise. I due sono accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, occultamento di cadavere in concorso e porto illegale d’arma. Le indagini sono state condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dall’esperienza e dalle grandi capacità investigative del capitano Biagio Marro, con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Maglie.

L’avvocato Stomeo, nella sua arringa difensiva, ha evidenziato come il contributo fornito da Gabrieli sia stato determinate nel corso delle indagini e abbia permesso di ricostruire movente e dinamiche dell’omicidio. Il 53enne ha trovato il coraggio di rompere il muro di silenzi e paure (emblematica, in questo senso, la testa di maiale recapitata a casa della madre di Zacheo) e collaborare con gli inquirenti. Il penalista leccese ha poi spiegato che Gabrieli non era a conoscenza del fatto che il 27enne fosse armato in quel drammatico pomeriggio d’estate, e che lo stesso abbia improvvisamente estratto la pistola e fatto fuoco.

Di Massimo Bianco – che nell’ottobre del 2010 era stato arrestato per usura ed estorsione aggravata ai danni di un imprenditore neretino - si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi ne fu rinvenuto il cadavere, semi-carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, ha poi confermato che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

I carabinieri hanno ascoltato più volte numerose persone cercando indizi ed informazioni utili. In particolare, la Nissan di Gabrieli è finita sotto sequestro già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere. Gli inquirenti, infatti, ritengono sia stato lui, che di mestiere fa il camionista, ad accompagnare Bianco sul luogo di un presunto appuntamento.

Lo avrebbe fatto, del resto, proprio con la complicità di Zacheo, che di Bianco era socio in una ditta dedita al commercio di materiale edile per la quale lavorava Gabrieli. Nei quattro interrogatori subiti il 53enne ha sempre negato di aver avuto rapporti di alcun tipo con Bianco e ha spiegato di aver trascorso con i due soci una parte della mattinata fino al momento del presunto appuntamento: lasciato Bianco nel posto indicato i due avrebbero passato altre ore insieme.

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A ottobre dello scorso anno Gabrieli ha lasciato il carcere di Borgo San Nicola. Il gip Alcide Maritati, infatti, accogliendo l’istanza di scarcerazione e condividendo la tesi difensiva dei legali dell’uomo, ha ritenuto che le esigenze cautelari fossero cessate e concesso i domiciliari al 53enne.

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