Cronaca Via Brenta

Incatenato in via Brenta. Omfesa, senza soldi: proteste e un malore

Un operaio dello stabilimento Omfesa di Trepuzzi ha protestato davanti ai cancelli del tribunale di via Brenta, per rivendicare il diritto alla retribuzione. Presenti anche altri colleghi, uno di loro ha accusato un malore

L'operaio incatenato davanti ai cancelli del tribunale civile

LECCE  - Come il Ludovico Massa, interpretato da Gian Maria Volontè nel film "La classe operaia va in paradiso", anche Gianfranco Colucci, un operaio 48enne, originario di Surbo, ha urlato la propria rabbia contro le distorsioni dell'attuale sistema economico, che non hanno risparmiato  la violazione del suo diritto alla retribuzione. Ha avvolto i suoi polsi con pesanti catene, e  le ha fissate ai cancelli del tribunale civile di Via Brenta, attorniato dagli agenti di polizia della Sezione volanti e dai numerosi colleghi che, nel corso delle ore, lo hanno raggiunto.

Oltre al 36 per cento dello stipendio di aprile, non ha percepito le buste paga dei mesi successivi: maggio, giugno e i primi dieci giorni di luglio. Dall'11 del mese scorso, è stato messo in cassa integrazione in deroga, che dovrebbe partire a settembre. Forse ottobre. Il 48enne lavora come metalmeccanico nello stabilimento centrale di Omfesa, quello di Trepuzzi, dal 1994. Il suo salario mensile si aggira intorno ai mille e 400 euro. Somme che sono rimaste intangibili nel corso dei mesi. Ma non è il solo. Assieme a lui, anche i restanti 109 operai, compresi quelli che prestano la manodopera a  Surbo, occupandosi della manutenzione delle carrozze, hanno deciso di protestare. Da tre giorni, infatti, i dipendenti dello scalo Trenitalia, quello di Surbo appunto, hanno dichiarato lo sciopero. Anche i colleghi dello stabilimento di Voghera, nel pavese, si sono mobilitati per avere chiarimenti sul proprio, imminente destino.

"De Leo (Ennio, il dirigente dell'azienda, ndr) sostiene di non avere liquidità, senza però motivare l'affermazione", ha dichiarato Colucci. Sono sposato e ho una figlia, ci devono fornire risposte adeguate.  E lo devono fare immediatamente". Da quel 1994,  il mancato pagamento dello stipendio non sembra essere una novità. Piuttosto, una consuetudine. Un collega, gli ha fatto eco. "L'azienda preleva, dalla nostra busta paga, tra il 2 e il 4 per cento, destinato al fondo pensionistico dei lavoratori dell'industria metalmeccanica, il Fondo Cometa, senza tuttavia versare quelle somme nelle casse". Una routine consolidata, a detta dell'operaio, che andrebbe avanti da circa 6 anni. "Eppure ricevono regolari mandati da Trenitalia", ha aggiunto un altro indignato, poco prima che un suo collega fosse colto da un improvviso malore, dovuto alla tensione del momento e al clima che si è surriscaldato, gonfiando lo sdegno degli operai in protesta, fino  all'intervento del personale del 118.

"Nessuno di noi aveva fatto ricorso alle banche, fino ad ora, ma con le famiglie a carico e gli affitti da pagare, il 90 per cento del nostro gruppo si è ritrovato costretto ad imboccare questa strada, chiedendo prestiti". Lo hanno denunciato almeno in tre, mentre nei locali del palazzo di giustizia - dopo un breve vertice in prefettura - i rappresentanti  sindacali di Lecce hanno incontrato il giudice, alla presenza del 48enne e del dirigente della ditta, Ennio De Leo. Salvatore Bergamo, della Fiom Cgil, Piero Fioretti della Uilm Uil di Lecce e Maurizio Longo, della Fim Cisl, saranno ricevuti, nella mattinata di domani, dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, nel tentativo di fronteggiare collettivamente l'emergenza.

Alcuni dipendenti dell'Omfesa intanto, circa 7, sono stati inviati in trasferta nello stabilimento lombardo, "Ma non percependo lo stipendio da mesi, come possono sobbarcarsi le spese che comporta la distanza dalla propria casa?". Dure parole di denuncia di un altro operaio. "

Già nel mese di aprile si era tenuto un vertice in prefettura, al quale avevano partecipato, oltre al prefetto Giuliana Perrotta, anche il titolare e dirigente dell'azienda, Ennio De Leo, i rappresentanti della delegazione parlamentare salentina, Alfredo Mantovano, Teresa Bellanova e Ugo Lisi. Oltre ai rappresentanti degli istituti di credito interessati. Ne è seguito un altro, di incontro, nei primi giorni di luglio,Omfesa, le banche dovranno decidere sui finanziamenti entro 7 giorni
. Nel corso dell'incontro più recent
In quello più recente, l'esito non è stato tuttavia dei più rassicuranti: per sventare la crisi di liquidità dell'azienda e la revoca delle commesse da parte di Trenitalia, solo due istituti di credito su cinque si sono detti disponibili a versare una quota

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