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Operaio picchiato e ricattato: in cinque finiscono al banco degli imputati

Sarà giudicato col rito abbreviato il gruppetto che nel giugno del 2019 avrebbe preteso somme di denaro dall’uomo ritenuto responsabile di aver rapinato una di loro. Tre di questi furono arrestati in flagranza

COLLEPASSO - Si aprirà il 30 giugno il processo con rito abbreviato al gruppo accusato di aver picchiato S.M., un operaio 34enne di Collepasso per indurlo a restituire la somma che ritenevano avesse rapinato a uno di loro.

Lesioni, estorsione e tentata estorsione sono le accuse contestate a Mariyan Chakarov, 45 anni, Nayden Borisov, 29, Sevdalina Radostinova, 30, di nazionalità bulgara, e A.A., 44 anni, di Presicce, e A.M., 61, di Taviano, che oggi, attraverso gli avvocati difensori Raffaele Benfatto e Massimo Buggemi, hanno chiesto e ottenuto dal giudice Simona Panzera di essere giudicati con il rito speciale.

Nel processo ci sarà anche la presunta vittima che, durante l’udienza preliminare, si è costituita parte civile con l’avvocato Giulia Bonsegna, e che, a sua volta, è imputata in un altro processo (sempre col rito abbreviato) proprio per la rapina ai danni della 30enne straniera.  

Tutto ebbe inizio proprio dalle denunce sporte alle forze dell’ordine da quest’ultima che svolgeva da alcuni mesi l’attività di meretricio nei pressi dell’aeroporto militare di Galatina e che raccontò di essere stata rapinata per due volte da un italiano.

La donna, però, in seguito a indagini “personali”, riuscì a risalire all’identità del responsabile che, una volta rintracciato, sarebbe stato picchiato al volto e minacciato: per ripagare ai suoi errori ed evitare sgradevoli conseguenze per se e i propri cari, avrebbe dovuto consegnare 500 euro come acconto dei 1.400 euro sottratti alla 30enne, più di 10mila euro come risarcimento dei danni. Ma non finisce qui. La richiesta della somma come corrispettivo del maltolto sarebbe poi salita a 3mila euro, con la concessione al “debitore” di restituirla anche ratealmente, senza la necessità di consegnare in pegno l’autovettura.

I tre cittadini bulgari furono arrestati in flagranza il 24 giugno del 2019 dagli agenti di polizia del commissariato di Galatina, guidati dal vicequestore Giovanni Bono, che allertati dall’operaio, si presentarono proprio al momento della consegna del denaro.

Gli altri due, invece, furono individuati successivamente, nel corso delle indagini.

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