Veleni tra gli operatori socio sanitari: “La Asl ha proceduto rispettando le leggi”

Prima la protesta dei 50 operatori socio sanitari che furono tagliati fuori dal progetto per i malati oncologici. Poi la risposta dei 28 lavoratori assunti dalla Asl a tempo determinato e che stanno godendo di una proroga: "Rivendicazioni inopportune. Nessun illecito"

L'ospedale "Vito Fazzi".

LECCE - In questi ultimi giorni, presso la prefettura di Lecce, sono tornati a soffiare i venti di protesta su una vertenza che non si è mai veramente conclusa. Lo stato d’agitazione ha riguardato 50 operatori socio sanitari  supportati dalla sigla sindacale Fsi che furono tagliati fuori dal progetto regionale dedicato all’assistenza pazienti oncologici per mancanza di fondi. E si trovano attualmente in servizio presso le ditte Sad e Vivisol che collaborano con l’azienda sanitaria locale.

I lavoratori hanno di nuovo imbracciato “le armi” della protesta a causa dalla proroga concessa dalla Asl di Lecce a 28 operatori socio sanitari, che a detta dei manifestanti e del sindacalista che li ha rappresentati, Dario Cagnazzo, risulterebbe irregolare. Il merito della questione è stato, però, nettamente respinto dai lavoratori interessati (cioè i 28 che hanno goduto dell’assunzione) che non ravvisano comportamenti ‘illeciti’ da parte della direzione sanitaria. E lo spiegano chiaramente, ricostruendo le tappe della vertenza a partire da quel lontano 2012: anno in cui gli operatori socio sanitari, dopo aver lavorato per 19 mesi per un progetto regionale  che doveva durare solo un anno, non furono ulteriormente prorogati.

All’epoca le istituzioni locali e regionali si impegnarono a trovare un’ alternativa agli operatori, “un atto tra l’altro per niente dovuto”, spiegano i 28 operatori per mezzo di una nota stampa.  “Ed infatti – aggiungono loro - mediante un accordo regionale vennero fatti assumere, con contratto full time a tempo indeterminato, da due ditte appaltatrici della Asl di Lecce con tanto di clausola sociale”.

Nel primo trimestre del 2013 l’azienda sanitaria locale, sulla base della propria disponibilità finanziaria e per sopperire ad una grave carenza di queste figure professionali nei nosocomi salentini, ha iniziato ad assumere alcuni Oss stipulando un contratti a tempo determinato. “La chiamata – precisano gli interessati - è partita dal primo iscritto in graduatoria, successivo ai primi 50 che erano stati già assunti con contratto a tempo indeterminato”.

Qualche tempo dopo (era la fine di ottobre) è stato convertito in legge (125/2013) il decreto numero 101 con il quale il legislatore nazionale ha cercato di definire e limitare il precariato nella pubblica amministrazione. Per il ‘comparto sanità’, tuttavia, si rimandava la definizione del precariato ad uno specifico decreto ministeriale che non ha ancora visto la luce in virtù della specificità e delicatezza del settore.

Per tale motivo, il 10 dicembre 2013 il vice ministro alla Salute Paolo Fadda, dopo contrattazione e condivisione di tutte le sigle sindacali nazionali, ha inviato una circolare a tutti gli assessori regionali alla Salute attraverso la quale riconosceva  l’opportunità di prorogare tutti i contratti a tempo determinato in essere (di tutte le qualifiche del comparto Sanità) fino alla fine del 2016, o comunque fino alla emanazione del decreto che dovrà finalmente regolamentare il precariato in questo settore.

In virtù di tale circolare, il 3 febbraio è stata indetta una riunione presso la Regione Puglia tra l'assessore al ramo Elena Gentile, le sigle sindacali e i direttivi delle Asl pugliesi durante la quale, in ottemperanza alla circolare nazionale, è stata presa la decisione di proseguire con le proroghe dei contratti in essere per tutte le qualifiche del comparto.

Il 7 aprile, infine, è stata indetta una riunione presso la direzione generale della Asl di Lecce con le rappresentanze sindacali trattanti, durante la quale tutte le sigle sindacali, ad eccezione di Fsi, hanno convenuto con il proseguimento delle proroghe, come stabilito dal legislatore nazionale e dalle disposizioni regionali.

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Ed è proprio in virtù di questa puntuale ricostruzione dei fatti che, agli occhi degli interessati, le rivendicazioni dei manifestanti sono sembrate inopportune: “Nulla di illecito è stato commesso dalla direzione sanitaria salentina, la quale si è soltanto allineata a quanto stabilito dal governo nazionale prima e confermato in sede regionale poi”.

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