Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Operazione "Animal House", droga dall'Albania. In sedici rischiano il processo

E' stata fissata per il prossimo 12 dicembre l'udienza preliminare relativa alla cosiddetta operazione "Animal house". L'organizzazione avrebbe fatto riferimento a un imprenditore ostunese. I traffici con Albania e Calabria

 

LECCE – E’ stata fissata per il prossimo 12 dicembre l’udienza preliminare relativa alla cosiddetta operazione “Animal house”. In sedici rischiano di finire a processo. Al centro dell’inchiesta i fiumi di droga che dall’Albania giungevano in Italia per essere smistati non solo nel Salento, ma anche nel resto della Puglia. Un’organizzazione che aveva a Ostuni, secondo gli inquirenti, la propria base logistica, e che è stata smantellata all’alba del 9 gennaio scorso dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla.

L'organizzazione, infatti, avrebbe fatto riferimento a un imprenditore del luogo, Antonio Flore, 44enne originario della “Città Bianca”. L’uomo, titolare di un’impresa edile (la stessa che aveva progettato e realizzato la caserma dei carabinieri di Ostuni), avrebbe avuto contati con gli esponenti della criminalità albanese (non indagati) e della criminalità calabrese (Francesco Zoccoli, 39enne originario di Locri, appartenente a una cosca della ‘ndrangheta, latitante all’epoca dei fatti).

Sarebbe stato proprio Flore, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal procuratore della Repubblica Cataldo Motta e dal sostituto Giuseppe Capoccia, a recarsi in Albania per conto dell'associazione criminale che trafficava marijuana e cocaina, per acquistare la sostanza stupefacente che veniva poi introdotta in Italia dai corrieri. Il 44enne avrebbe poi gestito i contatti con l’altro gruppo coinvolto nella rete del traffico di droga, quello di Merine. Figura di riferimento del gruppo sarebbe stato Roberto Mirko De Matteis, 35enne già noto alle forze dell’ordine, ritenuto a capo dell’associazione ed organizzatore del traffico.

Figlio di Bruno De Matteis, nome storico della Sacra corona unita, il 36enne avrebbe, spesso e volentieri, utilizzato il nome del padre come una sorta di referenza per muoversi con disinvoltura e guadagnare in credibilità negli ambienti criminali. L’elemento di collegamento tra il gruppo di Merine e quello di Ostuni sarebbe stato Luciano Perfetto, 46enne originario di Giuggianello ma domiciliato nella Repubblica di San Marino, deceduto il 24 agosto 2010 in seguito ad un incidente sul lavoro.

Le indagini hanno preso il via nel maggio del 2010. Due, in particolare, gli episodi che hanno messo gli investigatori sulle tracce del gruppo: la sera del 12 maggio 2010, due degli arrestati, Salvatore Franco, 30enne di Galatone e Antonio Damiano, coetaneo originario di Collemeto, furono intercettati dai carabinieri, e inseguiti sulla tangenziale di Lecce. Durante il rocambolesco inseguimento, Damiano riuscì a disfarsi dell'enorme involucro ovale, contenente un chilogrammo di marijuana. Il secondo episodio riguarda l'arresto di Pierluigi Bascià, 20enne leccese, che in casa custodiva 200 grammi di cocaina sottovuoto.

Fondamentali, per ricostruire spostamenti e collegamenti dei trafficanti, si sono rivelate le intercettazioni telefoniche, oltre a una lunga serie di attività di pedinamento, controllo e accertamenti investigativi. Il nome dell'operazione, “Animal House”, prende spunto dal negozio per animali che fungeva da quartier generale al gruppo di presunti trafficanti di droga finiti nella rete della giustizia. L’attività, che aveva sede a Merine, ha già chiuso i battenti.

Furono tredici le misure cautelari emesse dal gip Carlo Cazzella su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Oltre a quattro nomi già citati in manette finirono: Giuseppe Cantoro, 59enne di Ostuni; Mirko De Blasi, 23 anni di Giuggianello; Graziano De Fabrizio, 29 anni di Lizzanello, Marco Di Fabrizio, 35enne di Lizzanello; Salvatore Franco, 31enne di Nardò; Antonio Ippazio Isernia, 44 anni di Matino; Cosimo Lottatore, 60enne di Ostuni; Cristian Micelli, 33 anni di Merine e Francesco Paolo Ungaro, 40 enne di Ostuni. Altre tre persone, invece, sono state indagate in stato di libertà.

 

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