Auto reimmatricolate in Italia con documenti falsi: un salentino nei guai

Il metodo della “falsa nazionalizzazione” è quello che avrebbero usato otto individui, tra cui un uomo della provincia di Lecce, ora accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alla ricettazione

Il momento dell'operazione, partita da Taranto.

LECCE – Scoperto un giro di autovetture che, dalla Francia, venivano reimmatricolate in Italia con l’utilizzo di documenti di circolazione  contraffatti: anche un uomo originario di Copertino finisce in manette. Si tratta di Fabio Spagnolo, 44enne ristretto ora agli arresti domiciliari a Monteroni di Lecce, cittadina in cui è al momento domiciliato. Tre le varie ispezioni e i sequestri di fascicoli eseguiti in tutta Italia, anche quelli all’interno della motorizzazione civile di Lecce. Un giro di affari, per il gruppo, stimato attorno al milione di euro. Nelle prime ore di questa mattina, il personale della squadra di polizia giudiziaria della Polstrada di Taranto, in collaborazione con il Compartimento polizia stradale per la Puglia, per la Campania e la Polstrada di Lecce, quest'ultima coordinata dal vicequestore Lucia Tondo, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di otto cittadini, residenti nelle provincie di Taranto, Lecce, Bari e Napoli. Sono inoltre 53 le persone coinvolte a vario titolo nei reati di riciclaggio, falsità in atto pubblico, ricettazione e falsa attestazione del privato e denunciate in stato di libertà. L’indagine è stata avviata nel mese di maggio del 2018 ed è stata ribattezzata “Recyclage rapide”, riciclaggio rapido.

L’attività investigativa ha evidenziato il ruolo determinante svolto da alcune agenzie di pratiche automobilistiche, nel Tarantino, così come a Napoli e a Palermo: avrebbero messo disposizione le proprie conoscenze tecniche per “nazionalizzare” le auto con documenti esteri falsi. I destinatari della misura sono indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alla ricettazione di numerose autovetture di alta gamma commerciale che avvenivano attraverso il metodo della “falsa nazionalizzazione”. I poliziotti hanno avviato  una complessa attività investigativa che ha permesso  di identificare una organizzazione criminale operante tra Puglia, Campania e Sicilia. Le indagini, supportate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno messo  in luce l’esistenza di un gruppo dedito all’attività di riciclaggio di autovetture di alto valore commerciale. “L’organigramma” dell’associazione era così composto: al vertice due tarantini e un uomo di Napoli, che si sono poi affiancati di altri collaboratori dotati di competenze tecniche, in grado di manomettere i dati delle vetture, tutte recenti, rubate sul territorio nazionale.Diapositiva1-4

Uno dei capi, al momento della scoperta da parte della Polstrada, ha persino cercato di pianificare una fuga in Germania. Altri individui sono stati poi coinvolti nell’attività di “collocamento” dei veicoli a società di noleggio. Infine, inevitabili anche le figure dei mediatori per la vendita, che provvedevano a piazzare sul mercato le auto “riciclate”, oppure ad acquistarle per poi rivenderle. Ovviamente guadagnandoci. Dalle intercettazioni sono emersi veri linguaggi in codice, del tipo: “Evitiamo di attaccare la spina”, ossia evitare di fare la diagnosi elettronica al veicolo rubato. Oppure, “Fatt u’ fritto”, con riferimento ai documenti stranieri che non potevano essere esibiti per nazionalizzare un veicolo di provenienza illecita, perché palesemente falsi persino per loro, abilissimi contraffattori.

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