Operazione "bad cheque": usura ed estorsione, sequestri per 10 milioni di euro. Quattro gli arresti

Sequestri di beni stimati per circa 10 milioni di euro sono stati eseguiti dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce nei confronti di un'associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione. Quattro le persone finite agli arresti domiciliari

LECCE – Una holding familiare che, attraverso un istituto di credito (l'istituto popolare salentino), avrebbe nella morsa dell'usura imprenditori operanti per lo più nel settore dell'arredamento e dei complementi d'arredo.

Una vera e propria associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione, smascherata al termine di una lunga e complessa inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Alessio Coccioli e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce (guidato dal colonnello Nicola De Santis) e battezzata con il nome in codice di “Bad cheque” (letteralmente assegno scoperto).

Quattro gli arresti eseguiti all'alba di oggi dalle fiamme gialle al comando del colonnello Vincenzo Di Rella. Ai domiciliari sono finiti Carmine Minerba, 83 anni; il figlio Antonio (suo fratello Massimo, 44 anni, è attualmente ricercato); Aurora Pepe, 56enne di Aradeo (moglie di Antonio Minerva) e Roberto Giuri, 51enne di Neviano. Tutti ad oggi incensurati. Le accuse nei loro confronti sono di associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione. Le misure sono state emesse dal gip Giovanni Gallo, che però non ha riconosciuto un'altra ipotesi reato, la raccolta abusiva di risparmio, contestata comunque dall'accusa.

I fatti sono piuttosto datati nel tempo. A dare avvio alle indagini è stata proprio la denuncia di due presunte vittime che, strozzate dalle pressanti richieste di denaro, hanno rotto il il muro del silenzio, trovando il coraggio di raccontare il loro calvario alle fiamme gialle. Le indagini condotte dal Gico della guardia di finanza, hanno evidenziato come i presunti componenti del gruppo criminale utilizzassero la società di intermediazione finanziaria (di cui sono soci all'80 per cento e dipendenti) per avvicinare gli imprenditori della zona in grave stato di bisogno e cui era negato l'accesso al credito da parte delle banche, proponendo finanziamenti a tassi di interesse elevatissimi, anche superiori al 140 per cento.

Prestiti concessi mediante il cosiddetto “sconto” di assegni post-datati e l'acquisizione di ulteriori garanzie come cambiali, assegni emessi da altre persone (amici e parenti che finivano per essere risucchiati nel vortice dell'usura o per perdere i risparmi di una vita), e beni immobili da rilevare come abitazioni o locali commerciali.

La contestazione del reato di raccolta abusiva del risparmio si sarebbe configurata, secondo gli inquirenti, dal momento che la finanziaria avrebbe operato sul territorio raccogliendo i risparmi di ignari clienti (senza alcuna autorizzazione), e concedendo libretti personali di deposito.

(Guarda il video dell'operazione)

Il procuratore Cataldo Motta ha evidenziato come nel corso delle indagini siano emersi anche operazioni finanziarie a vantaggio di esponenti del clan Coluccia, nome storico della Scu. Alcuni di loro sono stati anche soci azionari della finanziaria.

Un giro d'affari di milioni di euro, che dimostra come quello dell’usura sia un fenomeno endemico e sotterraneo a un territorio come quello salentino, che rischia di strangolare la piccola e media impresa e di ostacolare la crescita economica e lo sviluppo del commercio. Le indagini, condotte tra il 2008 e il 2012, hanno accertato molteplici episodi usurari commessi a danno di almeno otto vittime (originarie di Neviano, Nardò, Galatone, Gallipoli, Parabita e Galatina), determinando prestiti complessivi per oltre 4 milioni e 400mila euro.

Per chi non riusciva a pagare iniziava un calvario fatto di minacce di di azioni esecutive sui titoli offerti in garanzia e sui beni, e vere e proprie richieste estorsive. Emblematico il caso di una donna, all'ottavo mese di gravidanza, maltratta e minacciata in malo modo.

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La guardia di finanza ha provveduto al sequestro preventivo di beni per circa 10 milioni di euro. Si tratta, in particolare, della società finanziaria, di tre locali commerciali, quattro appartamenti, cinque autovetture e diciotto conti correnti bancari o postali. Beni affidati all'amministrazione di un custode giudiziario.

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