Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Operazione Baia verde ultimo atto, il Riesame annulla il sequestro dei beni

Il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di sequestro finalizzato alla confisca disposto dal gip nei confronti di Gabriele Cardellini, 31enne di Gallipoli. Secondo i giudici, che hanno accolto l’istanza presentata dall’avvocato Mario Coppola, la richiesta di sequestro doveva essere formulata al gup dinanzi a cui si sta già celebrando il giudizio abbreviato

LECCE – Il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di sequestro finalizzato alla confisca disposto dal gip nei confronti di Gabriele Cardellini, 31enne di Gallipoli, Eugenio Corchia, 34enne della Città Bella, per intestazione fittizia di beni; e Luca Tomasi, 42enne originari di Lucca ma residente a Carpignano Salentino. Sotto sequestro erano finiti la sala giochi “Games Room”; un appezzamento di terreno agricolo denominato “Nanni”; un appartamento nel “Residence Corso Italia”; 4 motocicli;  e due conti correnti bancari. A Corchia un’impresa individuale per il commercio di prodotti ittici denominata “Mare Nosciu con sedi a Gallipoli, Aradeo e Collepasso. Poi un’autovettura; e due conti correnti bancari. A Tomasi tre agenzie investigative (le uniche designate, secondo la legge, a gestire i servii di security), tutte con sede a Lecce: la  “T&T”; la “T&T investigazioni e gestione crediti”, e la “N&T investigazioni”. Sotto sequestro sono finite anche due autovetture e due conti correnti bancari.

Secondo i giudici, che hanno accolto l’istanza presentata dagli avvocati Mario Coppola, Giampiero Tramacere e Pantaleo Cannoletta, la richiesta di sequestro doveva essere formulata al gup dinanzi a cui si sta già celebrando il giudizio con rito abbreviato relativo alla stessa operazione “Baia Verde”.

Il sequestro era stato eseguito dopo una capillare e mirata attività investigativa di natura patrimoniale, condotta nel triennio tra il 2013 e il 2015 dai carabinieri del Ros con l’ausilio della compagnia di Gallipoli, che ha portato a un sequestro preventivo di di beni mobili e immobili per un valore superiore al milione di euro. Il provvedimento era stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, su richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno, nei confronti di tre presunti affiliati al clan Padovano, una delle frange storiche della Sacra corona unita. Si è trattato dell’ultimo atto dell’operazione denominata “Baia Verde”, che portò a quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti presunti appartenenti al clan Padovano e ad altri gruppi mafiosi della frangia salentina.

Le indagini partirono da una rapina dalle modalità tanto cruente quanto anomale, quella messa a segno alla discoteca Praja di Gallipoli. Una rapina organizzata e commissionata per screditare e indebolire un'agenzia investigativa napoletana con un referente gallipolino, cui era affidata l'attività di security. Le indagini hanno evidenziato come, attraverso i canoni classici dell'intimidazione mafiosa, i clan abbiano cercato di imporre il controllo sulle attività economiche (come il monopolio della security e il mercato ittico, motore trainate della comunità gallipolina), affiancando canali classici come le estorsioni, le intimidazioni e il traffico e spaccio di stupefacenti. Altro aspetto importante la “cooperazione” tra altri clan e gruppi della Scu, come quello dei Parlangeli, operante secondo gli inquirenti su parte della città di Lecce e organicamente inserito nel clan Tornese, storico alleato dei Padovano.

La sinergia tra Procura e forze dell’ordine, con l’attività investigativa dei carabinieri del Ros di Lecce, guidato dal colonnello Paolo Vincenzoni, e l’intensa e capillare attività sul campo dei carabinieri della compagnia di Gallipoli, guidata dal capitano Michele Maselli, ha permesso di far emergere la riconducibilità al clan di consistenti beni mobili e immobili intestati a Gabriele Cardellini, 31enne di Gallipoli; Eugenio Corchia, 34enne della Città Bella, per intestazione fittizia di beni; e Luca Tomasi, 42enne originari di Lucca ma residente a Carpignano Salentino. Indagini lunghe e complesse, oltre che fondamentali sotto il profilo della legalità, concentrate in un’area ostile, dove penetrare il substrato sociale e criminale ha richiesto mesi di lavoro. Una zona che negli ultimi anni è diventata uno dei fulcri del turismo nazionale. Nelle pagine dell’informativa e della richiesta di sequestro emerge il tentativo degli eredi del clan Padovano (il leader storico Salvatore padovano è stato assassinato per volontà del fratello Rosario, detenuto) di ripristinare il monopolio del settore ittico. 

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