Cronaca

"Bamba", solo tre condanne in ordinario. Fra loro la moglie di Donadei

L'inchiesta dei carabinieri di Casarano che, con un maxi-blitz a inizio maggio 2011, sgominò un presunto sodalizio criminale dedito allo spaccio di stupefacenti. Molti già condannati in abbreviato. Ma nell'ultimo atto in tre sono stati assolti e le pene per gli altri inferiori alle richieste

LECCE – Solo tre condanne sono state inflitte nel processo con rito ordinario scaturito dalla cosiddetta operazione “Bamba”, l'inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia di Casarano che, con un maxi-blitz scattato a inizio maggio 2011, sgominò un presunto sodalizio criminale dedito allo spaccio di stupefacenti. A fronte di oltre mezzo secolo di carcere invocato dalla pubblica accusa al termine della requisitoria per i sei imputati, le pene comminate ammontano complessivamente a 8 anni e mezzo.

La condanna più pesante, a cinque anni e sei mesi di reclusione, è stata inflitta a Erminia Jlary Pavin, 32enne di Parabita (moglie di Massimo Donadei), per cui l’accusa aveva chiesto nove anni; due anni per Luigi Stefanelli, 31enne di Collepasso (la pena richiesta era di tredici anni); un anno per Giorgio De Matteis, 20enne di Taviano (a fronte di una richiesta di otto anni). Assoluzione, invece, per Giuseppe Imperiale, 29enne di Tuglie, assistito dagli avvocati Pompeo Demitri e Isidoro Bernardi. Per Imperiale la pena invocata era stata di 12 anni. Assoluzione anche per Luca Toma, 21enne di Parabita e per Enio Misceo, 40enne di Parabita.

L’operazione “Bamba”, in realtà, è un'indagine divisa in due tronconi, perché ad alcuni fra gli arrestati è stato contestato anche il traffico internazionale di armi, che sarebbero servite, secondo gli investigatori dell'Arma, per pianificare l'omicidio di quello che è stato definito un rivale del clan Donadei di Parabita (al vertice del gruppo), Biagio Toma, 43enne. Molti degli imputati sono stati già giudicati con il rito abbreviato (tre hanno patteggiato), le sentenze, per oltre un secolo di carcere, furono emesse dal gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

Nel corso delle indagini, oltre al sequestro di consistenti quantitativi di hashish, cocaina ed eroina, fu intercettato, il 15 dicembre 2009, presso il valico doganale con la Svizzera, nel comasco, un carico di armi destinato al Salento, proprio per compiere, secondo gli inquirenti, l’attentato a Toma. I militari sequestrarono una pistola, due fucili a pompa e un centinaio di munizioni da guerra e da caccia. Le accuse, a vario titolo, erano di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e al traffico internazionale di armi e munizioni.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Luca Laterza, Pompeo Demitri, Isidordo Bernardni, Walter Zappatore e Angelo Valente. 

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