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Un momento della conferenza stampa (foto LeccePrima, tutti i diritti riservati).

Un momento della conferenza stampa (foto LeccePrima, tutti i diritti riservati).

Operazione "Cinemastore": manette per 49 vicini alla Scu

Duro colpo assestato alla Scu dalla squadra mobile del capoluogo, che ha arrestato all'alba i presunti componenti dell'associazione mafiosa, per estorsioni e traffico di droga. Diversi i latitanti. Due di loro sorpresi in serata

 

LECCE – Quarantanove ordinanza di custodia cautelare, la maggior parte delle quali eseguite all’alba. Per Il questore di Lecce, Vincenzo Carella, un’operazione particolarmente importante, perché dà un colpo deciso ad una presunta organizzazione criminale operante prevalentemente in città, ma anche nel brindisino. Pesanti le accuse per le persone coinvolte: associazione per delinquere di stampo mafioso, spaccio di droga, estorsione. Ed è il risultato ottenuto grazie proprio al lavoro svolto dalla squadra mobile di Lecce, guidata dal vicequestore aggiunto  Michele Abbenante, e dalla procura di Lecce, con il procuratore capo Cataldo Motta e il pm Guglielmo Cataldi. Centrale il ruolo che hanno giocato le intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che i pedinamenti e le osservazioni della polizia. 

Ma di “sentimenti contrastanti” si è detto proprio Motta. Durante la conferenza stampa tenuta questa mattina presso la sede della questura di viale Oronzo Quarta, il capo della procura leccese ha spiegato che “alla soddisfazione per l’esito dell’operazione resta il rammarico per il fatto che alcuni responsabili principali di questa organizzazione per delinquere sono ancora uccel di bosco. E’ possibile che nell’ambito di un’operazione così vasta - ha spiegato - fughe di notizie abbiamo potuto compromettere la cattura dei latitanti, tutti di particolare spessore. Ma sono certo che li prenderemo”.

I LATITANTI, DUE ARRESTATI IN SERATA -Gli ordini di custodia cautelare in carcere sono stati emessi nei confronti di presunti affiliati ad un gruppo che farebbe capo a Pasquale Briganti, 42enne di Lecce, ed ai fratelli Giuseppe e Roberto Nisi, 51enne e 59enne, di Lecce, indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso.  Sette erano i latitanti che in prima istanza erano riusciti a sottrarsi alla cattura: i già citati Roberto Nisi, Giuseppe Nisi, Pasquale Briganti, detto Maurizio, e, ancora, Teodoro De Nuccio, 54enne di Alessano, Daniele Urso, 27enne di Taurisano, Vincenzo Minicozzi, 22enne di Ugento, e Salvatore Bramato, 34enne di Alessano.

Tuttavia, stretti nella morsa di ricerche estenuanti, due di loro, De Nuccio e Bramato (quest’ultimo 34enne, di Alessano), alla fine si sono consegnati alla polizia ferroviaria, nella stazione di Lecce. In serata, l’arresto. Dopo esseri arresi, sono stati presi in consegna dalla squadra mobile. Restano, dunque, ancora cinque i ricercati. Particolarmente importante, per la polizia, il fermo di De Nuccio, ritenuto uno dei pezzi da novanta del gruppo.

GLI ALTRI SODALI - Sono finiti subito in arresto, invece, Gianni Dolce, 32enne di Surbo; Danilo De Tommasi, 22 anni leccese; Giuliano Calò, 32enne leccese; Stefano Ciurlia, 42 anni di Carmiano; Sergio Caroppo, 45 anni di Lecce; Angelo Corrado, 31 anni leccese; Fernando Elia, 36enne leccese. Stefano Elia, 36 anni di Lecce; Sandro Fuso, 35enne leccese; Alessandro Manni, 39enne di Taurisano; Emanuele Milinanni, 33enne leccese; Francesco Micoli, 40 anni di Taranto; Cosimo Perrone, 28enne di Torchiarolo; Domenico D'Agnano, 43enne di S. Pietro Vernotico; Luigia Pasolino Venuti,  Daniele Poso, 25anni di S. Pietro Vernotico; Antonio Quarta, 40enne di Carmiano; Pierpaolo Ricciato, 38enne di Tuturano; Saverio Rizzo, 45enne di S. Pietro Vernotico; Raffaele Renna, 32enne di San Pietro Vernotico; Cristian Tarantino, 23enne di San Pietro Vernotico; Giuseppe Rotundo, 49enne di Minervino di Lecce; Simona Sallustio, 42enne di Cavallino; Giorgio Sinistro, 34enne leccese; Gianni Solombrino, 49enne leccese; Sandro Podo, 34enne leccese; Paolo Guadadiello, 24enne di Squinzano; Daniele Rizzo, 34enne di S. Pietro Vernotico; Jonni Serra, 37enne di S. Pietro Vernotico; Viviana Buttazzo, 30enne leccese; Marco Calò, 26enne leccese; Mauro Personè, 30enne leccese; Carmela Merlo, 43enne leccese; Silvia Petrucci, Sebastiano De Angelis,  Vincenzo Zonno, Omar Sanapo, Riccardo Loscanna, Marcello Solozzo, Andrea Marullo.

L'ASSOCIAZIONE - Secondo le indagini condotte dalla squadra mobile di Lecce, l’associazione si sarebbe caratterizzata per la forza d’intimidazione dei suoi rappresentanti e per la condizione di assoggettamento e di omertà all’interno di essa e all’esterno. Il gruppo avrebbe controllato il territorio di Lecce ed i paesi limitrofi, nella gestione di varie attività criminose, tra le quali la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti. Oltre a ciò, si annoverano anche episodi di tentata rapina, tentata estorsione, riciclaggio e detenzione di arma comune da sparo.

L’indagine, durata circa tre anni, avrebbe consentito di accertare l’appartenenza degli affiliati al sodalizio della Sacra corona unita, all’interno della quale Briganti avrebbe assunto, sul territorio di Lecce, e dintorni il ruolo di responsabile dell’organizzazione mafiosa. Sarebbe stato il riferimento degli affiliati per risolvere alcune controversie all’interno dell’associazione stessa e per garantire il rispetto delle regole imposte dall’affiliazione. I fratelli Nisi, dal canto loro, avrebbero assunto, al pari di Briganti, per la città di Lecce, il controllo delle attività illecite quali il traffico di sostanze stupefacenti, la riscossione forzata dei crediti, la gestione del gioco d’azzardo, le estorsioni e la riscossione del cosiddetto “punto”, ossia la tangente sul commercio della droga operato da soggetti non inseriti nell’organizzazione, ma, di fatto assoggettati al pagamento della tassa all’organizzazione dominante. Tra i principali componenti del sodalizio, figura anche una donna.

Nell’ambito dell’indagine, condotta con attività d’intercettazione telefonica e ambientale, anche di alcuni colloqui avvenuti all’interno di diverse case circondariali, con servizi di osservazione, pedinamento e controllo degli indagati e con l’utilizzo delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, sono stati acquisiti molteplici e gravi indizi di colpevolezza. L’organizzazione criminale avrebbe operato anche attraverso saldi collegamenti con elementi di spicco della criminalità organizzata brindisina, alcuni dei quali raggiunti a loro volta dal provvedimento cautelare.

Nel corso dell’attività svolta, sono stati sequestrati 3 chili e 65 grammi di cocaina e 2 chili di hashish. Il nome dato all'operazione, "Cinemastore”, trae spunto dal primo episodio di estorsione ai danni di una videoteca leccese nel quartiere Santa Rosa, che risale al 2009. Ma l’indagine ha preso definitivamente le mosse nell’ambito delle attività investigative finalizzate all’identificazione  degli autori dell’omicidio di Antonio Giannone, avvenuto la sera del 6 aprile 2009.

Ed è da lì che sono partite le intercettazioni di colloqui in carcere dai cui contesti sarebbero emersi elementi di responsabilità (sebbene con riferimento ad altri reati, diversi da quello per il quale l’indagine era nata) nei confronti di Giuseppe Nisi, che veniva indicato dagli interlocutori come mandante dell’attentato perpetrato il 19 aprile 2009 in danno della videoteca “Cinemastore” in via Mincio a Lecce.

Da quel momento le intercettazioni telefoniche ed ambientali e l’attività degli investigatori, hanno consentito di acquisire molteplici e gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una organizzazione criminale operante nella provincia e, in particolare a Lecce, capeggiata da Roberto Nisi e dal fratello Giuseppe, il quale di fatto avrebbe gestito le attività illecite del sodalizio durante il periodo di detenzione del fratello Roberto e sino al momento della sua scarcerazione. E’ accertato per le condanne riportate, connesse al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti ed a reati “satellite”, che i fratelli Nisi non sono stati mai stati condannati - finora - per associazione a delinquere di tipo mafioso.

FASI DELL'INCHIESTA - Numerosi collaboratori di giustizia hanno parlato dei fratelli Nisi e già dall’incrocio di tali dichiarazioni emergerebbe un quadro univoco circa la loro appartenenza - peraltro con ruoli di rilievo, soprattutto per quanto riguarda Roberto Nisi - ai gruppi organizzati di tipo mafioso che compongono la Scu. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sebbene numerose e tutte in gran parte convergenti hanno però offerto una descrizione dei fratelli Nisi come soggetti attivi nell’ambito mafioso del Salento, ma la genericità di quanto riferito e, in alcuni casi, la non sovrapponibilità temporale, non avevano consentito, anche in considerazione di parziali divergenze, di elevare finora nei loro confronti una specifica ipotesi accusatoria di appartenenza alla organizzazione mafiosa.

Le attività di intercettazione ed i servizi di osservazione e pedinamento effettuati, hanno consentito di documentare i rapporti tra i fratelli Nisi ed il pluripregiudicato Pasquale Briganti, detto “Maurizio”, personaggio di vertice, secondo la polizia, nel panorama criminale leccese, ed in particolare a capo di un gruppo che gestiva le attività illecite nella zona 167/B di Lecce, in un contesto di mutua assistenza con gli altri sodalizi.

Le attività illecite dai sodalizi criminali emersi dalle indagini sono connesse al controllo del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, alla riscossione forzata dei crediti, alla gestione del gioco d’azzardo, alle estorsioni ed alla riscossione della somma di denaro che, in “punto” percentuale, viene pagata da coloro i quali svolgono attività illecite in un determinato territorio, nei confronti di chi su quel territorio opera un controllo di tipo mafioso.

RUOLI E DIVISIONI DEGLI AFFARI - Significativo, secondo gli inquirenti, il ruolo di Carmela Merlo, moglie di Roberto Nisi, che oltre ad essere il referente esterno, avrebbe movimentato i proventi delle attività illecite, incassando il punto spettante al marito, provvedendo personalmente al mantenimento dei sodali detenuti attraverso il versamento di somme di denaro ai loro familiari.  Per quanto concerne invece il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti la polizia ha appurato particolarmente attivi Stefano Ciurlia, Gianni Dolce, Giorgio Sinistro e Gianni Solombrino, quest’ultimo, in passato, vigile del fuoco in servizio presso il comando provinciale di Lecce.

Connessa all’attività di spaccio delle sostanze stupefacenti era quella del recupero crediti, esercitata principalmente da Sergio Carroppo e Stefano Ciurlia. La gestione ed il controllo delle bische clandestine  su Lecce, sarebbe stata  pianificata da Giuseppe Nisi sulla base di accordi intrapresi con emissari di altri gruppi criminali tra cui Patrizio Pellegrino, di Squinzano, ed il brindisino Ercole Penna poi divenuto collaboratore di giustizia. 

L’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti smerciate dal gruppo dei fratelli Nisi, veniva effettuato presso fornitori della provincia di Brindisi, tra cui Gianluca Saponaro, poi deceduto, Raffaele Renna e  Domenico D’Agnano, operativi a Torchiarolo, i fratelli Daniele e Saverio Rizzo, a Cellino San Marco, nonché con il barese Vincenzo Zonno. Ma sono emersi anche contatti con fornitori del napoletano.

L’attività di spaccio veniva effettuata prevalentemente a Lecce e durante il periodo estivo interessava anche Gallipoli. Gianni Dolce, con il contributo di Marco Calò e Sebastiano De Angelis, avrebbero rifornito invece gli spacciatori della zona di Taurisano e di Ugento. Teodoro De Nuccio, tramite suoi emissari si approvvigionava della droga dai fratelli Nisi per spacciarla nella zona di Alessano e comuni limitrofi. I riscontri alle attività di intercettazione della polizia hanno consentito di documentare svariati episodi di detenzione e spaccio delle medesime sostanze stupefacenti, nonché di giungere al  sequestro di ingenti quantitativi di droga.

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