Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Operazione "Coltura": in silenzio dinanzi al gip il presunto boss e l'ex vicesindaco

Nuovi interrogatori di garanzia nell’ambito della maxi operazione, ribattezzata “Coltura” (come la Madonna di Parabita), condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale nei confronti di un presunto sodalizio mafioso nato dalle ceneri del clan Giannelli, storico gruppo della Scu salentina

LECCE – Nuovi interrogatori di garanzia nell’ambito della maxi operazione, ribattezzata “Coltura” (come la Madonna di Parabita), condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale nei confronti di un presunto sodalizio mafioso nato dalle ceneri del clan Giannelli, storico gruppo della Scu salentina. Dinanzi al gip Alcide Maritati sono comparsi altri dieci (dopo i sette di ieri) dei ventidue arrestati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione e altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.

Oggi è stata la volta di due delle principali figuri dell’inchiesta: il presunto reggente del clan Marco Antonio Giannnelli, e l'ex vicesindaco di ParabitaGiuseppe Provenzano, che con il presunto boss avrebbe stretto un’alleanza che, si legge nelle carte dell’inchiesta, avrebbe formato un patto di ferro tra mafia e politica. Giannelli, assistito dall’avvocato Luca Laterza, si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando delle dichiarazioni spontanee in cui ha spiegato di aver tagliato i ponti con un passato legato indissolubilmente e un “cognome pesante” (è figlio del boss ergastolano Luigi Giannelli) e di aver iniziato una nuova vita dopo l’assoluzione nell’ambito del giudizio abbreviato scaturito dall’operazione “Tam Tam”. Dopo quell’assoluzione (per cui il procuratore aggiunto Antonio De Donno ha presentato appello) gli inquirenti hanno dato via a una nuova indagine che si è avvalsa anche delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimo Donadei (arrestati anche due suoi parenti), 35enne di Parabita. L’attività investigativa, basata anche su intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e riscontri di natura tecnica e patrimoniale, ha permesso di documentare la scalata di Marco Antonio Giannelli ai vertici del clan. Già negli anni scorsi il procuratore Cataldo Motta aveva indicato il 31enne come uno dei nomi emergenti della "seconda generazione" della Scu.

In silenzio anche Provenzano, assistito dall’avvocato Luigi Corvaglia, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le indagini dei carabinieri del Ros hanno accertato il dinamismo del sodalizio nel traffico di sostanze stupefacenti e nelle attività estorsive ai danni di imprenditori locali, nonché la capacità di instaurare rapporti collusivi con pubblici amministratori e di condizionarne l’attività in cambio del sostegno elettorale. Come nel caso del vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito significativi contributi (soprattutto economici) al sodalizio e assicurato il proprio interessamento al fine di garantirsi il supporto del clan nelle elezioni amministrative del maggio 2015. Un “santo in paradiso”, come lo stesso Provenzano amava definirsi in alcune intercettazioni, capace dia assicurare (secondo la Procura) assunzioni e interessi in appalti.

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