Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Parabita

Operazione Coltura: intrecci tra mafia e politica, in 24 rischiano il processo

Chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Parabita, a capo del quale ci sarebbe Marco Antonio Giannelli, figlio 32enne del boss Luigi

LECCE – Sono 24 le richieste di rinvio a giudizio formulate nell’ambito della maxi operazione, ribattezzata “Coltura” come la Madonna di Parabita, condotta dai carabinieri. Furono ventidue gli arresti eseguiti (venti in carcere) nei confronti altrettanti indagati per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione e altri delitti aggravati dalle finalità mafiose. Al centro delle indagini dei carabinieri del Ros il clan “Giannelli”, storico sodalizio mafioso della Sacra corona unita legato indissolubilmente al boss ergastolano Luigi Giannelli (non coinvolto nell’operazione odierna).

Nella lunga e peculiare attività d’indagine il Ros ha documentato il presunto processo di riorganizzazione interna del clan e la reggenza assunta dal figlio del boss, Marco Antonio Giannnelli, 31 anni. L’indagine si è avvalsa anche delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimo Donadei (arrestati anche due suoi parenti), 35enne di Parabita. L’attività investigativa, basata anche su intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e riscontri di natura tecnica e patrimoniale, ha permesso di documentare la scalata di Marco Antonio Giannelli ai vertici del clan. Già negli anni scorsi il procuratore Cataldo Motta aveva indicato il 31enne come uno dei nomi emergenti della "seconda generazione" della Scu.

In particolare, le indagini hanno accertato il dinamismo del sodalizio nel traffico di sostanze stupefacenti e nelle attività estorsive ai danni di imprenditori locali, nonché’ la capacità di instaurare rapporti collusivi con pubblici amministratori e di condizionarne l’attività in cambio del sostegno elettorale. Tra i nomi anche quello del vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito significativi contributi (soprattutto economici) al sodalizio e assicurato il proprio interessamento al fine di garantirsi il supporto del clan nelle elezioni amministrative del maggio 2015. Un “santo in paradiso”, come lo stesso Provenzano amava definirsi in alcune intercettazioni, capace dia assicurare (secondo la Procura) assunzioni e interessi in appalti.

Il clan, operante principalmente nelle zone di Parabita, Matino (qui il referente era Vincenzo Costa) e Collepasso (zona di competenza di Cosimo Paglialonga), cercava di penetrare nel tessuto economico del territorio, attraverso il coinvolgimento o l’intimidazione degli imprenditori. Tra gli arrestati anche Pasquale Aluisi, titolare dell’omonima agenzia funebre, che avrebbe garantito un versamento periodico di somme di denaro nelle casse del sodalizio e la cessione di crediti. Il tutto per garantirsi un regime di sostanziale monopolio nel settore di interesse, facendo ricorso al clan per allontanare le imprese concorrenti attraverso le intimidazioni. Il sistema intimidatorio, tipico delle associazioni mafiose, è stato documentato dai carabinieri. Un sistema a 360 gradi, utilizzato anche contro i familiari del collaboratore di giustizia Massimo Donadei e don Angelo Corvo parroco della chiesa San Giovanni Battista di Parabita, colpevole di aver rilasciato alcune interviste nelle quali aveva espresso il desiderio che fossero assicurati alla giustizia gli autori del duplice omicidio di Paola Rizzello e Angelica Pirtoli.

Rischiano di finire a giudizio anche Fernando Cataldi, 26 anni, di Collepasso; Cristiano Cera, 25, di Ugento; Vincenzo Costa, 52, di Matino; Claudio Donadei, 43, di Parabita; Leonardo Donadei, 50, di Parabita; Antonio Fattizzo, 38, di Parabita; Antonio Luigi Fattizzo, 20, di Parabita; Federico Fracasso, 30, di Parabita; Adriano Giannelli, 40, di Parabita; l'albanese Besar Kurtalija, 29 anni, di Parabita; Donato Mercuri, 52, di Parabita; Fernando Mercuri, 53, di Parabita; Orazio Mercuri, 46, di Parabita; Cosimo Paglialonga, 61, di Collepasso; Giovanni Picciolo, 34, di Collepasso; Alessandro Prete, 35, di Casarano; Marco Seclì, 31, di Parabita; l'albanese Saimir Sejdini, 25, residente a Taviano; Matteo Toma, 37, di Parabita; Mauro Ungaro, 33, di Taurisano.

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