Cronaca

"Coriolano”: estorsione, droga e pizzini. Condanne per oltre 30 anni

Nuove condanne nell'ambito del processo scaturito dalla cosiddetta operazione Coriolano, condotta nel maggio scorso dai carabinieri. Esclusa per tutti gli imputati l'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga

LECCE – Nuove condanne nell'ambito del processo scaturito dalla cosiddetta operazione Coriolano, che il 10 maggio scorso sgominò i componenti di un presunto sodalizio criminale facente capo a Leonardo Costa, 49 anni, ritenuto dagli inquirenti personaggio di spicco della Sacra corona unita e legato al clan Coluccia di Galatina. Nove gli arresti eseguiti nell'ambito dell'operazione dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla. Le condanne riguardano i cinque imputati che hanno scelto il giudizio con il rito abbreviato. Il gup Carlo Cazzella ha escluso per tutti gli imputati, accogliendo la tesi difensiva, l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Dieci anni la pena inflitta (l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, aveva chiesto una condanna a 15 anni) a Leonardo Costa, ritenuto il presunto promotore dell'organizzazione. L'imputato, secondo gli inquirenti, anche dopo l'arresto avrebbe continuato a tenere le fila del clan attraverso la moglie, Cosima Maria Baccaro, cui avrebbe consegnato dei “pizzini” con delle direttive ben precise da seguire. In vista della sua imminente scarcerazione (avvenuta ad aprile scorso) Costa avrebbe ideato una serie di estorsioni ai danni dei gestori di locali pubblici, in particolare di Corigliano. Cinque anni (8 la richiesta del pm) la pena per la moglie 48enne, originaria di Uggiano La Chiesa; 5 anni ( la richiesta era stata di 9) per Renato Puce, 34enne intonacatore, di Corigliano; 4 anni e due mesi (7 quelli richiesti) per Salvatore Luchena, 58enne, commerciante di Corigliano; 7 anni e otto mesi per Sokol Myderizi, cittadino albanese di 41 anni e residente a San Pietro in Lama, personaggio ampiamente noto alle cronache (fu arrestato nel 2008 insieme ad altre persone: in casa aveva una sorta di droga-shop). Luigi Antonio Fonseca, 31enne commerciante, residente a Corigliano ma di origine galatinese, è stato prosciolto dall’accusa di traffico di droga e rinviato a giudizio per spaccio. Il processo si aprirà il prossimo 19 giugno dinanzi al giudice monocratico di Maglie. Paolo Puce, 38enne nato in Svizzera (a San Gallo e residente a Corigliano) è stato prosciolto dall’accusa di estorsione. Lui e Ugo Donno, 21 anni, hanno già patteggiato una condanna rispettivamente a 4 anni e 3 anni e otto mesi di reclusione.

costa_leonardo-2-2-2A dare avvio alle indagini, nel settembre dello scorso anno, l'attentato e la successiva richiesta estorsiva ai danni di un commercialista del posto, Pier Luigi Giannachi, il cui studio, che sorge proprio in via Coriolano (da cui il nome dell'operazione) fu distrutto da un ordigno. Il professionista si è costituito parte civile nei confronti di Costa e Puce. Nei suoi confronti il gup ha riconosciuto una provvisionale di 10mila euro. Per quell’episodio Costa è stato ritenuto responsabile del reato di estorsione e prosciolto per quello di danneggiamento. Puce, invece, è stato prosciolto sia dall’accusa di estorsione che da quella di danneggiamento.

Antonio Alemanni, 36enne nato a Milano ma residente a Corigliano d'Otranto, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver fatto esplodere un ordigno all'interno della cabina telefonica di piazza Vittoria, a Corigliano. Un gesto forse fine a se stesso, ma che per gli inquirenti in qualche modo finisce per inquadrarsi nel contesto, definendo alcune dinamiche criminali. Il processo si aprirà il prossimo 19 giugno dinanzi al giudice monocratico di Maglie.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Elio Maggio, Massimo Bellini, Giancarlo Dei Lazzaretti, Luigi Corvaglia, Luigi Greco, Salvatore Abate e Ladislao Massari.

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