Operazione Diarchia, le verità di Montedoro: "Non ho ucciso io Potenza"

Collegato in videoconferenza dalla località protetta in cui si trova, il "pentito" ha raccontato gli assetti criminali della zona di Casarano

L'agguato a Potenza.

LECCE – E’ stato il gran giorno di Tommaso Montedoro nel giudizio abbreviato legato all’inchiesta della Dda di Lecce denominata Diarchia. Collegato in videoconferenza dalla località protetta in cui si trova, il 41enne, neo collaboratore di giustizia, ha raccontato gli affari illeciti e i fatti di sangue della zona di Casarano, su cui aveva controllo pressoché assoluto. Montedoro ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, confermando in gran parte quanto già dichiarato allo stesso pubblico ministero e al maggiore Paolo Nichilocomandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce, dopo aver deciso di collaborare con la giustizia.

Il 41enne ha spiegato di non aver mai fatto parte della Sacra corona unita, così come Augustino Potenza, poiché la loro ascesa criminale è stata influenzata dalla vicinanza a Vito Di Emidio, che notoriamente non credeva a tutte le "storie" della Scu e dei giuramenti. Proprio riguardo all’omicidio del suo amico (assassinato a colpi di kalashnikov nel parcheggio di un centro commerciale di Casarano il 26 ottobre del 2016), ha negato di aver avuto alcun ruolo, puntando il dito contro lvan Caraccio e Andrea Toma, il primo per un debito e per essere stato aggredito in un locale e il secondo per l’omicidio dei suoi famigliari. Montedoro ha ammesso di aver partecipato a un altro omicidio, quello di Rosario De Salve (per cui è già stato condannato con sentenza definitiva a 30 anni), il macellaio di Matino assassinato l’11 marzo del 1998, e altri fatti di sangue legati all’epoca in cui era luogotenente del boss Vito Di Emidio.

Anche in merito all’altro grave fatto di sangue accaduto a Casarano sul finire del 2016, il tentato omicidio di Luigi Spennato (il 41enne gravemente ferito a colpi di pistola e kalashnikov il 28 novembre), di cui è accusato di essere il presunto mandante nel giudizio in corso, Montedoro ha respinto le accuse, spiegando di averne saputo solo dopo i fatti e che gli esecutori materiali dell'agguato sono stati Giuseppe Moscara, Andrea Del Genio e lvan Caraccio (che avrebbe procurato il kalashnikov), con il coinvolgimento di Luca Del Genio, che però non ha partecipato all’agguato. Il collaboratore ha confermato di aver ordinato di eliminare Caraccio, ritenuto inaffidabile e “chiacchierone in quanto drogato e abituale ad alzare il gomito”, che in giro si vantava del tentato omicidio Spennato.

Il “pentito” ha poi spiegato i suoi affari illeciti, un’attività da sempre incentrata sul traffico di sostanze stupefacenti, senza mai ricorrere alle estorsioni. Una sorta di gestione monopolistica, in cui non si è mai opposto al fatto che altri la vendessero su Casarano, imponendo ai suoi fornitori di vendere solo a lui la droga e agli spacciatori di cedere solo la sua.

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Nella prossima udienza, fissata per il 15 novembre, ci sarà il controesame da parte del collegio difensivo e l’ascolto di tre imputati.

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