Operazione “Dirty Slot”, accuse confermate. Restano in carcere i fratelli Marra

La Cassazione ha confermato l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per i due imprenditori indagati nell’inchiesta della procura sulla gestione di slot machine e gioco d’azzardo

LECCE - Rimane in piedi l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per i fratelli Alberto e Massimiliano Marra, rispettivamente di 51 e 48 anni, originari di Galatina, due degli indagati (su 29 totali) nell'operazione "Dirty Slot" condotta dalla procura di Lecce e dal Gico della Guardia di Finanza lo scorso gennaio, con cui è stata smantellata una presunta associazione mafiosa dedita alla gestione del gioco d’azzardo, e ramificata nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

A stabilirlo in attesa del processo che inizierà il 5 ottobre, spiega agipronews, è stata la Corte di Cassazione, che ha confermato anche la custodia cautelare in carcere respingendo i due ricorsi. I due imprenditori salentini sono considerati dagli inquirenti “a capo di un sistema illegale nel mercato del gaming e dell'esercizio abusivo del gioco d'azzardo, oltre che, in tale contesto, collegati a vari clan della locale criminalità organizzata”.

La Corte di Cassazione fa presente che l'ordinanza di custodia cautelare faceva riferimento agli “accordi liberamente intercorsi” tra i due imputati, “ed esponenti della criminalità organizzata di alcune locali articolazioni, a seguito dei quali gli indagati corrispondevano volontariamente alle cosche locali somme di danaro, funzionali a garantirsi la protezione delle stesse nello sviluppo delle attività di gaming”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

I fratelli Marra, secondo le accuse, si rivolgevano ai clan anche “per convincere i titolari ed i gestori di esercizi commerciali riottosi a consentire l'installazione di apparecchiature elettroniche nei loro locali”. Tale motivazione, conclude la Cassazione, “appare in linea con la giurisprudenza della Corte in tema di imprenditore colluso e appare del tutto congrua a giustificare le esigenze cautelari”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Focolaio nella casa di riposo e il dato dei contagi in Puglia s'impenna

  • Duplice delitto, l’istinto omicida anche in ospedale e la nuova perizia sui bigliettini dell’orrore

  • Covid-19, balzo al 6,5 per cento dei nuovi infetti: sono 350 in Puglia

  • In centinaia ne “La Fabbrica”, piomba la polizia: locale chiuso cinque giorni

  • Salento controcorrente: il trend dell'epidemia frena. Metà dei ricoveri da fuori

  • Schianto sulla Nardò-Avetrana. Apecar contro pullman, muore un agricoltore

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
LeccePrima è in caricamento