Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Operazione "Eclissi", il Comune di Lecce si costituisce parte civile nel processo

Ammessa la costituzione di Palazzo Carafa, dopo che nei mesi scorsi la richiesta era stata respinta nel giudizio con rito abbreviato

LECCE – Buona la seconda. Il Comune di Lecce sarà parte civile nel processo scaturito nell’ambito della cosiddetta operazione “Eclissi”.  I giudici hanno infatti accolto a richiesta presentato dal legale di Palazzo Carafa, al contrario di quanto aveva fatto il gup Giovanni Gallo, che aveva accolto l’eccezione presentata da alcuni dei legali dei sessantasei imputati che hanno scelto l’abbreviato (in particolare gli avvocati Ladislao Massari e Luigi Corvaglia), ritenendo tardiva la costituzione dell’avvocato Tiziana Bello, legale del Comune, poiché giunta dopo l’udienza preliminare. Il comune si è costituito parte civile nei confronti di quattro dei dieci imputati finiti a giudizio, e che avrebbero causato un danno al capoluogo salentino.

Erano stati trentacinque gli arresti ordinati all’alba del 18 novembre 2014, in un’indagine della squadra mobile.  L’inchiesta è stata ribattezzata “Eclissi” anche per tracciare la nascita di nuove dinamiche dopo la decadenza di clan storici del capoluogo e dintorni, come i “Vernel” e quello dei fratelli Nisi, con l’ascesa di Pasquale Briganti.  Da questo punto di vista, è stata la prosecuzione di un’indagine precedente, “Cinemastore”. In quel periodo erano emersi i ruoli fondamentali di Pasquale Briganti e Roberto Nisi (secondaria la figura del fratello Giuseppe Nisi, seppur sempre inserito nella linea di comando).

Tutto questo, in linea con il passato della Scu. Briganti aveva ricevuto l’investitura di “completo” direttamente dallo storico boss della potente mala monteronese, Mario Tornese, e in alleanza con Roberto Nisi, era in contrasto con un altro gruppo, quello comandato da Andrea Leo, detto “Vernel”, della frangia vernolese. I “Vernel”, dal canto loro, si erano avviati verso il tramonto con l’arresto del capo e la nascita di un rapporto di collaborazione con la giustizia di un altro elemento di spicco, spesso tornato nelle cronache: Alessandro Verardi. Da qui, l’estensione degli affari del clan Nisi nei territori un tempo “occupati” dai rivali. Dopo l’arresto del boss Nisi, erano iniziati anche gli attriti fra i cosiddetti luogotenenti, fra cui da un lato Davide Vadacca (bloccato in uno dei blitz intermedi) e dell’altro Gioele Greco, nati a causa del traffico di cocaina.

Gioele Greco, in particolare, sarebbe stato protagonista di un’ascesa veemente. Le sue ambizioni sarebbero state documentate da incontri che tenuti a Lecce con trafficanti di stupefacenti, in passato vicini ai “Vernel”.

Nel frattempo era ormai decaduta la stella di Roberto Nisi, pestato pure in carcere, con Briganti ormai dominus incontrastato verso il quale avrebbe ambito l’avvicinamento anche Greco. Nel novero delle indagini, anche attentati a scopo estorsivo, una lunga serie di episodi ai danni di commercianti, intrecciati ad altri episodi di violenza nei già citati contrasti intestini.       

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