Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Operazione "Eclissi", sono otto le richieste di condanna nel processo ordinario

Nel corso del dibattimento è stato sentito come teste il collaboratore di giustizia Gioele Greco. Parola ora alla difesa

LECCE – Sono le otto le richieste di condanna formulate nel processo con rito ordinario scaturito dell’operazione “Eclissi”. Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha chiesto 14 anni per Luigi Buscicchio, detto “zio Gino”, 58enne di Lecce; 13 anni per Fabio Lanzillotto, 32enne di Galatone; 15 anni per Ubaldo Leo, 51enne di Lecce; 8 anni per Sergio Marti; 14 anni per Stefano Monaco, 25enne; 13 anni e 6 mesi a Luigi Antonio Rollo, 59enne di Lizzanello; e 8 anni per Giovanni Bramato, 38enne di Torre Pali. Chiesta l’assoluzione, invece, per Mario Blago, ex suocero di Pasquale Briganti e Fahir Sharawui. Nella prossima udienza proseguiranno le arringhe della difesa, composta dagli avvocati Alessandro Stomeo, Ladislao Massari, Luigi Rella, Antonio Savoia, Cosimo Rampino, Valerio Centonze e Roberto De Mitri Aymone.

L’inchiesta è stata ribattezzata “Eclissi” anche per tracciare la nascita di nuove dinamiche dopo la decadenza di clan storici del capoluogo e dintorni, come i “Vernel” e quello dei fratelli Nisi, con l’ascesa di Pasquale Briganti.  Da questo punto di vista, è stata la prosecuzione di un’indagine precedente, “Cinemastore”. In quel periodo erano emersi i ruoli fondamentali di Pasquale Briganti e Roberto Nisi (secondaria la figura del fratello Giuseppe Nisi, seppur sempre inserito nella linea di comando).

Nel corso del dibattimento è stato sentito come teste Gioele Greco, il collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha svelato agli inquirenti trame criminali, alleanze, affari e scenari ancora inediti nella nuova Scu: dai traffici di droga a molto altro. Greco ha puntato il dito contro uno degli imputati, Luigi Buscicchio, detto “zio Gino”, 58enne leccese, a suo dire uno dei massimi esperti nel tagliare la cocaina. Secondo quanto dichiarato, si sarebbe spesso recato da “zio Gino” nella sua abitazione a Santa Rosa, portando con sé un chilo di cocaina da tagliare, dando in cambio del denaro per “il fastidio”. Al centro dell’inchiesta anche la presunta gestione, da parte dei clan, dei manifesti elettorali delle amministrative del 2012 a Lecce. Sarebbe stato proprio il gruppo facente capo a Briganti a gestire il monopolio, con un costo (come emerso dalle intercettazioni) di un euro e trenta per ogni affissione. Un volume di affari di circa 30mila euro, poi divisi con gli altri gruppi.

La maggior parte delle persone coinvolte nell’inchiesta ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Nelle prossime settimane è prevista la sentenza d’appello.

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