Operazione Federico II, in 38 chiedono di essere giudicati con il rito abbreviato

La prossima udienza è stata fissata a luglio, il gup dovrà anche decidere sull'eventuale rinvio a giudizio di altre quattro persone

LECCE – L’avevano battezzata operazione “Federico II”, ma con l’imperatore del Sacro romano impero, conosciuto come stupor mundi e puer Apuliae, aveva ben poco a che vedere. Ora 38 dei 42 imputati hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. La prossima udienza è stata fissata per il 4 luglio.

Ventuno le persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare, che più che conquistare regni e conoscenza, cercavano di controllare il mercato della droga e accumulare guadagni illeciti. Le indagini, condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Lecce dall’agosto del 2012, hanno consentito di scompaginare due distinte organizzazioni di cui una di stampo mafioso, facente capo ad Andrea Leo (nome legato alla Scu), dedita alle estorsioni e al traffico di stupefacenti; e un altro gruppo italo–albanese, con a capo Kristaq Boci, che importava dall’Albania ingenti quantitativi di eroina. L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi.

Tra gli imputati: Alessandro Antonucci, 26enne di Lizzanello; Bilal Bocaj, 49enne albanese residente a Poggiardo, Kristad Boci, 46enne di Valona; Francesco De Cagna (alias quello della benzina), 49 anni di Scorrano; Gabriella e Francesca De Dominicis, 54enne e 47enne di Merine; Pellumb Drenova, 56enne albanese, residente a Montecchio Maggiore (in provincia di Vicenza); Giuseppe Grasso, 47enne leccese; Alessandro Greco (alias Sandrino) 33 anni, di Lecce; Klaid Hasanaj, 48enne albanese residente a Lecce; Maria Ingrosso, 37enne di Lizzanello; Andrea Leo (alias Vernel), 45enne di Vernole attualmente detenuto; Antonio Leto, 26enne di Caprarica; Giuseppino Mero, 52enne di Cavallino; Mario Mandurrino, 28 anni, di Lecce; Angelo Montinaro, 36 anni, di Caprarica di Lecce; Francesco Mungelli, 39enne leccese; Umberto Nicoletti, 39enne di Lecce; Gianluca Spiri, 41 anni, di Racale; Emiliano Sulka, 23enne di Lizzanello e Damiano Vignacastrisi, 31 anni, di Matino.

L’inchiesta nasce dalle ceneri e si inserisce come naturale prosecuzione dell’operazione “Network”, che aveva portato a un blitz congiunto, al termine di due filoni di indagine condotte dai carabinieri del Ros e dalla Squadra mobile della questura leccese e ha visto la condanna in primo grado dello stesso Leo. Una “rete” che non si riferiva esclusivamente alla collaborazione fra forze dell’ordine, bensì a quella sorta di holding criminale creata dagli indagati, appartenenti in alcuni casi a vari gruppi mafiosi della frangia leccese della Sacra corona unita.

Dalle carte dell’inchiesta emerge un mercato sempre fiorente, quello delle sostanze stupefacenti, con oltre cinque chili sequestrati nel corso delle indagini. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni ambientali, grazie alle microspie installate in casa di Gabriella De Dominicis a Merine, ristretta ai domiciliari. Un’abitazione che, come ha commentato il procuratore Cataldo Motta, era la centrale operativa dello spaccio e non solo.

Da lì si sarebbero diramati gli affari del clan. Altri nomi “caldi” dell’operazione quelli di Francesco Mungelli e Alessandro Greco, arrestati a maggio del 2014 in un b&b di Porto Cesareo dagli uomini della squadra mobile, dopo oltre due mesi di latitanza. I due erano sfuggiti proprio al blitz Network, in cui era contestata l’associazione mafiosa. Per Umberto Nicoletti il primato, assai poco invidiabile, di vedersi notificare due ordinanze di custodia cutelare nello stesso giorno (l'altra nella maxi operazione dei carabinieri di Brindisi). A dicembre scorso è stato condannato in abbreviato a sei anni per traffico di droga.

Nei confronti di uno dei soggetti arrestati, Giuseppino Mero, nel dicembre del 2014, a seguito di una proposta di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal direttore della Dia, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore stimato di oltre 600mila euro, per i quali è già stata disposta la confisca.

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Tra i legali degli arrestati gli avvocati Raffaele Benfatto, Silvio Verri, Ladislao Massari, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta e Giancarlo dei Lazzaretti.

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