Operazione "Federico II", in abbreviato condanne per quasi quattro secoli

Le indagini della Direzione investigativa antimafia di Lecce dall’agosto del 2012, hanno consentito di scompaginare due organizzazioni

LECCE – L’avevano battezzata operazione “Federico II”, ma con l’imperatore del Sacro romano impero, conosciuto come stupor mundi e puer Apuliae, aveva ben poco a che vedere. Oggi è arrivata la condanna per gli imputati che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.

Ventuno le persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare, che più che conquistare regni e conoscenza, cercavano di controllare il mercato della droga e accumulare guadagni illeciti. Le indagini, condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Lecce dall’agosto del 2012, hanno consentito di scompaginare due distinte organizzazioni di cui una di stampo mafioso, facente capo ad Andrea Leo (nome legato alla Scu), dedita alle estorsioni e al traffico di stupefacenti; e un altro gruppo italo–albanese, con a capo Kristaq Boci, che importava dall’Albania ingenti quantitativi di eroina. L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi.

Il gup Cinzia Vergine ha condannato a 16 anni e otto mesi Alessandro Antonucci, 26enne di Lizzanello; 9 anni e sei mesi per Bilal Bocaj, 49enne albanese residente a Poggiardo; 20 per Kristad Boci, 46enne di Valona; 8 e quattro mesi per Francesco De Cagna (alias quello della benzina), 49 anni di Scorrano; rispettivamente 18 anni e cinque mesi e 12 anni e cinque mesi per Gabriella e Francesca De Dominicis, 54enne e 47enne di Merine; 10 anni e nove mesi per Pellumb Drenova, 56enne albanese, residente a Montecchio Maggiore (in provincia di Vicenza); 10 per Giuseppe Grasso, 47enne leccese; 10 per Alessandro Greco (alias Sandrino) 33 anni, di Lecce; 4 anni e otto mesi per Klaid Hasanaj, 48enne albanese residente a Lecce; 11 anni e otto mesi per Maria Ingrosso, 37enne di Lizzanello; 16 per Andrea Leo (alias Vernel), 45enne di Vernole attualmente detenuto; 10 anni e dieci mesi per Antonio Leto, 26enne di Caprarica; 20 per Giuseppino Mero, 52enne di Cavallino; 14 anni e due mesi per Mario Mandurrino, 28 anni, di Lecce; 9 per Angelo Montinaro, 36 anni, di Caprarica di Lecce; 11 anni e sei mesi per Francesco Mungelli, 39enne leccese; 8 anni e otto mesi per Umberto Nicoletti, 39enne di Lecce; 12 anni e cinque mesi per Gianluca Spiri, 41 anni, di Racale; 11 anni per Emiliano Sulka, 23enne di Lizzanello; 10 anni e cinque mesi per Damiano Vignacastrisi, 31 anni, di Matino; 5 anni e otto mesi per Cristian Quarta, 38 anni di San Pietro Vernotico e Yuri Rosafio, 39 anni di Brindisi; 5 anni per Adriano Alessio, 44enne di Lizzanello; Banda Ortisei e Nicolò Capone, 23enne di Lizzanello; 4 anni per Luciano Pagano, 42 anni di Brindisi; Emanuele Soliberto, 38enne di Brindisi; 6 mesi per Vincenzo D’Ignazio, 39enne di Brindisi.

L’inchiesta nasce dalle ceneri e si inserisce come naturale prosecuzione dell’operazione “Network”, che aveva portato a un blitz congiunto, al termine di due filoni di indagine condotte dai carabinieri del Ros e dalla Squadra mobile della questura leccese e ha visto la condanna in primo grado dello stesso Leo. Una “rete” che non si riferiva esclusivamente alla collaborazione fra forze dell’ordine, bensì a quella sorta di holding criminale creata dagli indagati, appartenenti in alcuni casi a vari gruppi mafiosi della frangia leccese della Sacra corona unita.

Dalle carte dell’inchiesta emerge un mercato sempre fiorente, quello delle sostanze stupefacenti, con oltre cinque chili sequestrati nel corso delle indagini. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni ambientali, grazie alle microspie installate in casa di Gabriella De Dominicis a Merine, ristretta ai domiciliari. Un’abitazione che, come ha commentato il procuratore Cataldo Motta, era la centrale operativa dello spaccio e non solo.

Da lì si sarebbero diramati gli affari del clan. Altri nomi “caldi” dell’operazione quelli di Francesco Mungelli e Alessandro Greco, arrestati a maggio del 2014 in un b&b di Porto Cesareo dagli uomini della squadra mobile, dopo oltre due mesi di latitanza. I due erano sfuggiti proprio al blitz Network, in cui era contestata l’associazione mafiosa. Nei confronti di uno dei soggetti arrestati, Giuseppino Mero, nel dicembre del 2014, a seguito di una proposta di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal direttore della Dia, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore stimato di oltre 600mila euro, per i quali è già stata disposta la confisca.

Tra i legali degli arrestati gli avvocati Raffaele Benfatto, Silvio Verri, Ladislao Massari, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta e Giancarlo dei Lazzaretti.

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