Cronaca

Operazione "Federico II": in silenzio dinanzi al giudice le donne del clan

Maria Ingrosso, compagna di Andrea Leo, e Gabriella De Dominicis hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere

LECCE – “Le donne hanno avuto sempre un ruolo determinante nell'assetto criminale e negli affari della Sacra corona unita, sin dagli albori e dalla sua nascita per mano e progetto di Pino Rogoli. La Scu, infatti, nasce e si sviluppa in carcere e necessita dell'apporto delle mogli dei detenuti, capaci di garantire la forza dell'associazione all'esterno attraverso il "nome" e il vincolo parentale. La figura femminile si dimostra affidabile e fedele".

Un assioma, quello del procuratore Cataldo Motta, una vita trascorsa in prima linea nella lotta alla quarta mafia pugliese, che sembra trovare applicazione e conferma nell'operazione “Federico II” con cui lunedì scorso la Dia ha sgominato, con l'esecuzione di ventuno ordinanze di custodia cautelare, uno dei presunti gruppi della Sacra corona Unita, quello legato alla figura Andrea Leo (nome legato alla Scu), dedita alle estorsioni e al traffico di stupefacenti.

Oggi, dinanzi al gip Alcide Maritati, sono comparse nel carcere di Borgo San Nicola, per l'interrogatorio di garanzia, le tre donne arrestate nel corso dell'operazione. Tra loro Maria Ingrosso, 37enne di Lizzanello, compagna di Andrea Leo. La donna, secondo gli inquirenti, avrebbe ricoperto un ruolo di referente esterno del marito detenuto, partecipando alla movimentazione dei proventi derivanti dalle attività illecite, incassando le quote di denaro spettanti al consorte e provvedendo personalmente al mantenimento dei detenuti aderenti al gruppo criminale capeggiato dal marito. La donna non ha risposto alle domande del giudice, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Stesso copione per Francesca e Gabriella De Dominicis, la cui abitazione che, come ha commentato il procuratore Cataldo Motta, era la centrale operativa dello spaccio e non solo. Da lì si sarebbero diramati gli affari del clan. Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni ambientali grazie alle microspie installate proprio a casa dell’indagata. In silenzio anche Alessandro Antonucci, 26enne di Lizzanello; Francesco Mungelli, 39enne leccese; e Umberto Nicoletti, 39enne di Lecce; e Giuseppe Grasso, 47enne leccese. Ha respinto le accuse, invece, Klaid Hasanaj, 48enne albanese residente a Lecce.

Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Ladislao Massari, Antonio Savoia, Giancarlo Dei Lazzaretti, Pantaleo Cannoletta e Stefano Prontera.

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