Operazione "Labirinto", il Riesame annulla alcune delle misure cautelari

Primi verdetti dinanzi ai giudici. Confermate le custodie cautelari in carcere, revocato l'obbligo di dimora per due degli indagati

LECCE – Il Tribunale del riesame ha annullato la misura cautelare nei confronti di due degli indagati dell’operazione denominata Labirinto. Si tratta di Giovanni Bergamo, 23enne, e Alessandro Pallara, 33enne, entrambi di Monteroni, assistiti dall’avvocato Massimo Bellini. Nei loro confronti il gip aveva disposto l’obbligo di dimora, con il divieto di abbandonare la propria abitazione tra le 20 e le 7.

Le indagini condotte dai Ros hanno delineato alla guida dei sodalizi due volti noti della criminalità organizzata, già condannati per associazione mafiosa. Il primo gruppo capeggiato da Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario, luogotenente dei Tornese, arrestato nel 1994 e tornato in libertà dopo una lunga detenzione, operante nell’area di San Cesario, San Donato e Lequile, con influenza anche nel comune di Gallipoli. Il secondo gruppo capeggiato da Saulle Politi, 46enne di Monteroni, attivo nei comuni leccesi di Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano, Porto Cesareo. Gruppi dediti al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso.

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Le indagini sono nate per dare seguito e riscontro a quanto già emerso da precedenti attività investigative effettuate dal Ros in merito agli interessi economici del clan Padovano, retto da Angelo Padovano e Roberto Parlangeli fino al momento del loro arresto avvenuto nell’ambito dell’operazione denominata “Baia Verde” nel 2014. Da lì è emersa la presunta ascesa criminale di Quintana, figura di raccordo con Rizzo e Politi.

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