Operazione Maciste 2: una condanna e un'assoluzione per due omicidi di Scu

Antonio Pulli è stato condannat oa 30 anni per l'omicidio di Giovanni Corigliano, di Veglie, assassinato all'età di 26 anni il 5 novembre del lontano 1989. Claudio Conte è stato assolto per l'omicidio di Ugo Causio, avvenuto nelle campagne di Nardò il 3 febbraio del 1991. I due imputati sono già stati condannati all’ergastolo nel corso del secondo maxi processo

LECCE – Due delitti che riaffiorano dagli abissi del tempo, capitoli di un romanzo criminale che ha insanguinato le strade del Salento. Quelli di Giovanni Corigliano, di Veglie, assassinato all'età di 26 anni il 5 novembre del lontano 1989, e quello di Ugo Causio, avvenuto nelle campagne di Nardò il 3 febbraio del 1991, sono due omicidi che a distanza di oltre vent’anni non hanno ancora visto la parola fine negli uffici giudiziari. Entrambi rientrano nella cosiddetta operazione “Maciste 2”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi, e incentrata sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra Corona Unita e su gli omicidi scaturiti nella lotta per l’egemonia criminale nella faida tra i clan di Lecce-Campi e Surbo. Si tratta della prima fase dell’epopea della Scu salentina, quella dell’affermazione sul territorio con l’eliminazione dei rivali. Negli anni successivi i clan avrebbero iniziato una lotta sanguinosa per il controllo della provincia e dei traffici illeciti, lastricando di sangue e di morte le strade del Salento. Sullo sfondo la lotta per il traffico degli stupefacenti, vendette, spaccature all'interno delle organizzazioni e il passaggio a quelle “nemiche”.

Per l’omicidio di Giovanni Corigliano il gup Simona Panzera ha condannato, al termine del giudizio con rito abbreviato, a 30 anni di reclusione il 59enne Antonio Pulli. Un delitto svelato grazie soprattutto alle dichiarazioni di Dario Toma, ex braccio destro di Gianni di De Tommasi, nome storico della Scu e “capo bastone” di Campi Salentina. I due furono arrestati per la prima volta nel dicembre del 1989, in una villa alla periferia di Gallipoli. Nel 2001, pochi mesi dopo l’ultimo arresto, Toma scelse di collaborare, fino a firmare una lunghe serie di deposizioni di fronte al pubblico ministero Giuseppe Capoccia. Fu lo stesso Toma a condurre, nel settembre del 2001, gli inquirenti sul presunto luogo dove oltre dieci anni prima sarebbe stato seppellito Corigliano. Un viaggio inutile però, le spoglie dell’uomo non sono mai state ritrovate. Per quello stesso omicidio sono già stati condannati i fratelli Antonio e Cosimo D'Agostino, di Veglie. 

Assolto, invece, Claudio Conte, originario di Copertino, accusato dell’omicidio di Ugo Causio. L’accusa aveva chiesto una condanna a 30 anni di carcere. Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per conoscere il perché dell’assoluzione. Causio, secondo quanto dichiarato da Toma, sarebbe stato punito per essersi avvicinato al clan Tornese di Monteroni.

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I due imputati, già condannati all’ergastolo nel corso del secondo maxi processo, sono assistiti dall’avvocato Elvia Belmonte.

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