Operazione "Mela stregata": sequestrate a un salentino tonnellate di pericolosi pesticidi

Ruota attorno a un 49ene di Taviano una complessa indagine condotta dalla procura di Cagliari. Sequestrate decine di migliaia di chilogrammi di sostanze nocive spacciate per comuni fertilizzanti che, immesse sul mercato, avrebbero fruttato guadagni per milioni di euro

LECCE – Decine di migliaia di chilogrammi di sostanze nocive spacciate per comuni fertilizzanti. Un’indagine complessa quella coordinata dalla Procura della Repubblica di Cagliari, e condotta  dai finanzieri del comando provinciale della città sarda e gli uomini dell’ispettorato repressione frodi (Icqrf) che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un uomo di 49 anni di Taviano, S. P., nei cui confronti gli agenti di polizia giudiziaria hanno eseguito un provvedimento di perquisizione e sequestro. L’ipotesi di rato a carico del salentino è di commercio di sostanze alimentari nocive poiché, “in qualità di rappresentante legale di una società operante nel settore agroalimentare, stava stoccando, presso i propri magazzini, prodotti contenenti principi attivi destinati ad entrare in contatto con derrate alimentari, non conformi alla legislazione europea e nazionale vigente e ritenuti pericolosi per la salute pubblica”.

L’operazione, denominata “mela proibita”, nasce da una prima segnalazione della Federbio al dipartimento dell’Icqrf e poi da una intensa attività info-investigativa congiunta, durata diversi mesi che, nel  giugno scorso, aveva portato alla denuncia di un 46enne di Cagliari e al sequestro di oltre 10mila chilogrammi di prodotti nocivi stoccati presso un’azienda ubicata a Decimomannu. Le indagini si sono poi estese fino in Puglia dove, in questi giorni, sono stati sottoposti a sequestro ingenti quantitativi di prodotti, contenenti il principio attivo “matrina”, spacciati per fertilizzanti, sia liquidi che solidi (pari rispettivamente ad un totale di 30mila litri  e di 25mila chilogrammi, per un  valore complessivo di oltre un milione di euro). Immessi sul mercato i prodotti sequestrati avrebbero fruttato circa tre milioni e mezzo di euro.

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I prodotti sequestrati saranno analizzati da specialisti presso il laboratorio di Catania, al fine di accertare se gli stessi siano stati ottenuti da estratti vegetali o da prodotti derivanti dalle radici della specie sophora flascens (pianta leguminosa diffusa in Cina). Si tratta di sostanze destinate soprattutto all’agricoltura biologica, la maggiore parte dei quali provenienti dalla Cina e dall’India, non commerciabili sul territorio europeo e nazionale poiché sviluppano  un’azione neurotossica. La stessa, cioè, di quella svolta dai più tossici fitofarmaci quali fosforganici, cloroderivati (come il Ddt) e carbammati, tutti considerati pesticidi pericolosi per la salute pubblica, gli animali e l’ambiente e non approvati e registrati secondo i rigorosi criteri della normativa europea e nazionale.

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