Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Operazione “MotoGp”, chiuse le indagini: in tredici rischiano il processo

Sfrecciavano sulla statale 367 che collega Maglie a Gallipoli, trasformata in circuito per gare clandestine con in palio le moto utilizzate. La Procura ha chiuso le indagini, condotte anche con l'aiuto di carabinieri infiltrati nel giro

LECCE – Sfrecciavano a oltre trecento chilometri orari lungo le strade del Salento, con una provinciale, la 367 che da Maglie conduce a Gallipoli, trasformata in circuito per gare clandestine. Sfide ad alta velocità e altissimo rischio, tra automobilisti inconsapevoli e spettatori scommettitori.

A porre fine a questo mondo parallelo delle due ruote alle corse clandestine di moto, fu un'operazione congiunta (denominata Moto GP) dei comandi provinciali di Lecce dei carabinieri e della guardia di finanza. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce, Antonio De Donno, partirono nel lontano aprile del 2010 dopo un lungo lavoro di raccolta di dati e testimonianze. Le ricerche, finalizzate alla scoperta delle gare illegali, furono condotte anche sul web, specie nei blog e nei siti maggiormente frequentati da bikers e appassionati di moto, dove a fornire dati interessanti sull'organizzazione e le regole di svolgimento, erano spesso dei filmati.

Oggi, a distanza di oltre tre anni, la Procura ha chiuso le indagini. Sono tredici, infatti, gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati ad altrettanti individui. Si tratta, in particolare, di: Floriano Chirivì, 32enne originario di Mesagne ma residente a San Donaci; Luigi Mombello, 39enne di Brindisi; Cosimo Petrosillo, 38enne di Brindisi; Fabio Calò, 28enne di Brindisi; Giuseppe Candini, 49enne di Lequile; Maurizio Reho, 37enne di Racale; Massimo De Fusco, 41enne di Racale; Claudio Ciullo, 35enne di Racale; Anselmo Brigante, 35enne di Taviano; Martino Fattizzo, 56enne di Ugento; Vincenzo Amato, 55enne di Guagnano; Alex Colazzo, 32enne di Lequile e Ivan Albano, 33enne di Taviano.

Gli indagati rispondono, a vario titolo, di aver ingaggiato competizioni sportive su strada senza autorizzazione di aver violato il divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore (si tratto di un reato previsto dal codice della strada, punito con la reclusione da sei mesi ad un anno e con la multa da euro 5mila a euro 20mila).

Fu un'indagine delicata e ad alto rischio condotta anche attraverso l'ausilio di due militari abili a infiltrarsi nell'associazione camuffandosi da comuni centauri dotati di moto da strada. I due, dopo aver conquistato la fiducia del gruppo, sono riusciti a partecipare agli incontri come spettatori e a raccogliere tutta una serie di prove e di elementi utili alle indagini. A garantire la sicurezza degli agenti infiltrati erano gli uomini del reparto operativo dei carabinieri, impegnati anche nel filmare e scattare foto durante gli incontri.

conf_motogp-3Le gare, secondo l’ipotesi accusatoria, erano organizzate nei minimi particolari e si svolgevano solitamente con cadenza settimanale, nei pomeriggi dei fine settimana o dei giorni festivi. Luogo d'incontro una caffetteria di Soleto, da qui il gruppo si spostava sulla provinciale. Quattro i soggetti a capo dell'organizzazione, tutti del brindisino, erano loro a occuparsi della logistica. A uno di loro, in particolare, spettava il compito di "bonificare" la strada, percorrendo in auto il lungo rettilineo di circa sei chilometri utilizzato come pista, accertandosi così che non vi fossero controlli o posti di blocco. Altri motociclisti occupavano i cavalcavia della provinciale, fungendo da sentinelle e vedette. A suggellare la sfida di velocità bastava una semplice stretta di mano. Il premio in palio era la moto stessa, bolidi del valore di decine di migliaia di euro.

Caduta, nel corso delle indagini, l’ipotesi dell’associazione a delinquere finalizzata alle gare clandestine e le scommesse illegali. Furono nove le moto (3 Suzuki 1000, 1 Suzuki 1300, 1 Suzuki 600, 2 Kavasaki 1000, 1 Honda 1000 e 1 BMW 1000) sottoposte a sequestro, tutte rigorosamente modificate per aumentarne le prestazioni e rendere più difficile l'identificazione. Gli investigatori entrarono in possesso anche di un pc contenente immagini delle gare e istruzioni su come modificare le moto, anche attraverso il pericolosissimo nos, l'ossido di diazoto.

Alcune posizioni, come quella di Giuseppe Candini, assistito dall’avvocato Giampiero Tramacere, sono state sensibilmente ridimensionate nel corso delle indagini. Il penalista leccese ha ottenuto il dissequestro della moto del suo assistito, che avrebbe semplicemente percorso tratti della provinciale ad alta velocità per testarne l’efficienza. Gli altri indagati sono assistiti dagli avvocati Riccardo Giannuzzi, Antonella Corvaglia, Antonio Manco, Isabella Fersini, Federico Massa, Alberto Ghezzi e Mario Stefanizzi. Hanno a disposizione venti giorni per acquisire gli atti, presentare eventuali memorie difensive o chiedere di essere interrogati.

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