Operazione "Omega", il tribunale del Riesame annulla molte misure cautelari

A motivare l'annullamento dei provvedimenti di custodia, vi sarebbe l'assenza di autonoma valutazione da parte del gip

LECCE – Sembra crollare sotto i “colpi” dei provvedimenti del tribunale del Riesame l’operazione denominata “Omega”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotta all’alba del 12 dicembre scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi. Dopo la scarcerazione di Cristian Cagnazzo, 30enne di Leverano, e Gabriele Ingusci, 36enne di Nardò (assistiti dall’avvocato Cosimo D’Agostino); e Stefano Immorlano, 35enne di Campi Salentina, assistito dall’avvocato Rocco Vincenti, il tribunale del Riesame ha accolto l’istanza dei difensori e disposto la liberazione per altre tredici persone.

Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni, ma a provocare l’annullamento della misura cautelare vi sarebbe la mancanza di autonoma valutazione da parte del gip. In sede di discussione l’avvocato Ladislao Massari, legale di dieci degli arrestati, ha evidenziato come vi fosse già stata una precedente ordinanza di custodia cautelare firmata dallo stesso gip, che il sostituto procuratore della Dda non aveva eseguito evidenziando che non vi era un’autonoma valutazione del giudice (come sancito dalla legge numero 47 del 2015), per cui il Tribunale del riesame avrebbe potuto annullare il provvedimento impugnato. Il secondo tentativo, però, non sembra abbia portato a risultati migliori.

In particolare il Riesame ha annullato la misura per Salvatore Arseni, Benito Clemente, Francesco Francavilla, Giuseppe Giordano (alias Aiace), Paolo Golia, Gabriele Leuzzi, Marco Pecoraro, Giuseppe Perrone (alias Barabba); Cosimo Perrone, Pietro Soleti (tutti assistiti dall’avvocato Ladislao Massari), Antonio Saracino, e i fratelli Antonio e Onofrio Corbascio, entrambi difesi dall’avvocato Raffaele Missere. Si tratta di alcune delle figure principali dell’inchiesta, nata dall’omicidio di Antonio Presta (il 5 settembre del 2012), 29 anni, figlio di un personaggio della vecchia Scu, Gianfranco Presta, 55enne collaboratore di giustizia che nel 2009 aveva definitivamente perduto il programma di protezione a causa del coinvolgimento in alcune rapine compiute proprio assieme al figlio. Le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di un gruppo criminale dedito al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti tra Cellino e San Donaci, con ramificazioni nel leccese. Clemente e Saracino sono accusati dell’attentato incendiario ai danni della villetta del comandante della stazione dei carabinieri di San Donaci, avvenuto il 19 dicembre 2012. Altro nome di rilievo quello di Giuseppe Giordano detto “Aiace”, già condannato a trent’anni per l’omicidio di Santino Vantaggiato, commesso con Vito De Emidio il 16 settembre del 1998 in Montenegro.

Al vertice del gruppo, secondo gli inquirenti, Pietro Soleti, capo indiscusso del sodalizio di San Donaci, che si avvaleva dei suoi luogotenenti Floriano Chirivì e Benito Clemente. Tra i canali di approvvigionamento della droga il capoluogo salentino, approdo privilegiato verso l’Albania. Non solo droga, però, tra gli affari del clan ma armi, attraverso la figura del 33enne Gennaro Hajdari (alias Tony Montenegro), di etnia Rom, nato a Palermo ma residente nel “Campo Panareo” a Lecce, attualmente latitante. 

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