Operazione "Omega", nuove scarcerazioni: in libertà anche presunto omicida

Il Riesame ha annullato la misura per una delle figure chiavi dell’inchiesta, Carlo Solazzo, assistito dall’avvocato Stefano Prontera

LECCE – Nuove scarcerazioni eccellenti da parte del tribunale del Riesame nell’ambito dell’operazione denominata “Omega”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotta all’alba del 12 dicembre scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi. In particolare il Riesame ha annullato la misura per una delle figure chiavi dell’inchiesta, Carlo Solazzo, 40 anni, assistito dall’avvocato Stefano Prontera.

Per la Dda Il 40enne è l’esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Presta. Proprio dal delitto (avvenuto il 5 settembre del 2012) del 29enne, figlio di un personaggio della vecchia Scu, Gianfranco Presta, 55enne ex collaboratore di giustizia, si sono sviluppate le indagini che hanno fatto emergere l’esistenza di un gruppo criminale dedito al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti tra Cellino e San Donaci, con ramificazioni nel leccese. Secondo quanto emerso in quattro anni di indagini a fare fuoco sarebbe stato Carlo Solazzo, alias Cacafave, il cui nome sarebbe stato confermato anche da alcuni pentiti della Scu. Avrebbe agito per vendetta assieme a un'altra persona che, al momento, resta senza nome. Misura annullata anche per Pietro Solazzo, fratello di Carlo e cognato di Antonio Presta, e Umberto Nicoletti, leccese, arrestato nello stesso giorno in due operazioni diverse. A dicembre scorso è stato condannato in abbreviato a sei anni per traffico di droga.

Salgono a quasi quaranta le misure cautelari già annullate delle 58 eseguite. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni, ma a provocare l’annullamento della misura cautelare vi sarebbe la mancanza di autonoma valutazione da parte del gip. In sede di discussione è emerso come vi fosse già stata una precedente ordinanza di custodia cautelare firmata dallo stesso gip, che la Dda non aveva eseguito evidenziando che non vi era un’autonoma valutazione del giudice (come sancito dalla legge numero 47 del 2015), per cui il Tribunale del riesame avrebbe potuto annullare il provvedimento impugnato. Il secondo tentativo, però, non sembra abbia portato a risultati migliori. Della vicenda potrebbero presto interessarsi gli ispettori ministeriali.

Al vertice del gruppo, secondo gli inquirenti, Pietro Soleti, capo indiscusso del sodalizio di San Donaci, che si avvaleva dei suoi luogotenenti Floriano Chirivì e Benito Clemente. Tra i canali di approvvigionamento della droga il capoluogo salentino, approdo privilegiato verso l’Albania. Non solo droga, però, tra gli affari del clan ma armi, attraverso la figura del 33enne Gennaro Hajdari (alias Tony Montenegro), di etnia Rom, nato a Palermo ma residente nel “Campo Panareo” a Lecce, attualmente latitante. 

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