Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Calci in testa a un 30enne per rubargli l’auto: la abbandonano e le danno fuoco. Sgominata banda

E' scattata l'operazione "Puntina", dal nome di uno dei sei arrestati. Squadra mobile e volanti hanno fermato i presunti responsabili del pestaggio di un 30enne, a Surbo, la sera della vigilia di Pasqua. Si sarebbero impossessati della Mercedes della vittima a suon di calci e pugni. Il personale della questura indaga anche su altre rapine di quel periodo

Le dirigenti della squadra mobile e della sezione volanti

LECCE – L’operazione era nell’aria. Si fiutava da quando, dopo la rapina e il pestaggio, una banda aveva nuovamente colpito la vittima incendiando la sua auto. Ma il tintinnio delle manette scattate all’alba potrebbe indicare la strada di nuove piste investigative. Dalla fessura aperta questa mattina, si intravedono altri squarci investigativi. Tutto è cominciato nella tarda serata del 3 aprile, alla vigilia di Pasqua,  nella zona industriale di Surbo. Una dozzina di giorni dopo, come se le ferite al capo non fossero sufficienti, sono tornati a incendiare la stessa Mercedes Classe B che non erano riusciti a portare via in un primo momento.

Nei confronti di sei individui, due dei quali (Gianluca Negro e Cristian Lazzari) già accusati del reato di associazione mafiosa, e ritenuti vicini al clan “Caramuscio”, sono scattate sei ordinanze di custodia cautelare, disposte dal gip del Tribunale di Lecce Stefano Sernia, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia.

All’alba, gli agenti della squadra mobile e della sezione volanti hanno arrestato: Gianluca Negro, 30enne originario di Lecce e detto “Puntina” dal cui il nome dell’attività; Giovanni Negro, 22enne nato a Nardò; Cristian Cito; leccese di 26 anni; Cristian Lazzari, 32enne nato a Campi Salentina, Luca Giuseppe Cesaria, 21enne nato a Campi Salentina noto come “Bomba” e Carlo Coviello, 37enne nato a Solingen, in Germania e conosciuto come “Macucu”. Ai sei fermati sono stati contestati i reati di rapina aggravata e lesioni in concorso. Soltanto Coviello, all’interno del gruppo, era incensurato. Ma quando, alle prime luci del giorno, i poliziotti si sono recati a casa sua per una perquisizione, sono stati rinvenuti 40 grammi di cocaina, già suddivisa in dosi e pronta per essere spacciata.

Evidentemente, per la detenzione della sostanza stupefacente era stato scelto proprio il IMG_3163-238enne, in quanto privo di precedenti penali e meno sospettabile. La modalità con cui è stata messa a segno la violenta rapina ha lasciato intravedere modalità mafiose da parte del gruppo. All’origine di un simile accanimento, più simile a una ritorsione, che al furto di un veicolo, motivazioni poco plausibili.. Insoddisfacente le spiegazioni fornite fino ad ora alla squadra mobile, guidata dalla dirigente Sabrina Manzone, e alla sezione volanti, coordinata dal vicequestore aggiunto Eliana Martella.

L’accaduto è stato liquidato con un: “Ci doveva dei soldi per dei lavori effettuati”. Spiegazione che, chiaramente, non ha convinto gli investigatori. Ora convinti che dietro alla parola, possano celarsi questioni legate allo spaccio di stupefacenti. O ad altre attività illecite. Quella sera, intanto, il 30enne era stato fermato mentre, in compagnia di un suo amico, si trovava a bordo della sua Mercedes. Il gruppo di aggressori viaggiava su una Fiat 500 di colore verde pastello, dalla quale sono scesi in quattro, e di un’Audi A4 station wagon di colore nero, su cui si trovavano altri due individui. Sono stati questi ultimi due a costringerlo ad abbandonare l’abitacolo.

Poi, un altro ha sferrato calci e pungi, colpendolo anche alla testa e su tutto il resto del corpo.  Sono fuggiti con la sua vettura, lasciandolo insanguinato sull’asfalto. Il gruppo dei presunti responsabili è stato intercettato poco dopo, nei pressi di un bar di Surbo, sia sulla base delle indicazioni fornite dalla vittima, sia tramite i filmati recuperati da un esercizio commerciale: quei fotogrammi hanno immortalato l’aggressione. Giovanni Negro, identificato, è stato immediatamente condotto in questura.

Il ragazzo, tanto per cominciare, è risultato sottoposto alla misura della libertà vigilata con obbligo di permanenza in casa a partire dalle 22. Scattata la perquisizione, inoltre, è spuntata l’Audi indicata dal ferito, nel frattempo accompagnato presso il pronto soccorso del “Vito Fazzi” di Lecce. Nel giro di alcune ore, il personale della squadra mobile ha anche individuato altri presunti responsabili: Giovanni Negro sarebbe stato aiutato da Lazzari e da latri due giovani di Trepuzzi segnalati come “Bomba” e come “Macucu”. I quali, pur vedendo il 30enne sanguinante sul manto stradale, avrebbero continuato a colpirlo. Cesaria e Coviello sono stati raggiunti fino a quando il possessore di quell’Audi è risultato essere Gianluca Negro.

 L’auto rapinata, intestata al 30enne pestato, è stata abbandonata il giorno successivo. E’ ritornata nelle mani del proprietario fino a quando, nella notte a cavallo tra il 14 e il 15 aprile, qualcuno ha appiccato l’incendio, distruggendo quella Mercedes Classe B che si trovava parcheggiata in via Salvo D’Acquisto. Ma gli arresti effettuati nel corso della mattinata sembrano rappresentare soltanto una prima fase investigativa di un filone più ampio. Gli inquirenti, infatti, stanno collaborando con i militari dell’Arma per valutare l’eventuale, non confermato coinvolgimento, della banda in altri episodi che hanno fatto tremare il Salento nel corso delle ultime settimane, e galvanizzato le pagine della cronaca nera.

Uno dei fatti più cruenti si è, infatti, verificato sulla via che collega Lecce a San Cataldo, la sera del 26 marzo. Anche in quell’occasione, ad affiancare un automobilista, che viaggiava assieme ai suoi bambini, una banda composta da sei individui. Erano a bordo di una Lancia Lybra e di una Fiat Punto quando, armati di pistole, costrinsero il conducente a consegnare il portafogli. E non è tutto. I carabinieri della sezione Investigazioni scientifiche condivideranno con la Polizia di Stato i  rilievi effettuati anche in due abitazioni dell’hinterland leccese, al termine di due colpi: una rapina riuscita e una tentata. Il primo episodio avvenne a Carmiano, il mattino del 16 marzo.

Ad essere presa di mira, la villetta di un imprenditore del luogo, titolare di un noto ricamificio. Non trovarono né lui, né la moglie, ma una donna: la malcapitata, infatti, era in casa per una curiosa fatalità. Quella mattina avrebbe dovuto attendere la consegna di un pacco da parte di un corriere, e fare dunque un favore ai suoi amici. I malviventi la immobilizzarono alla sedia con delle fascette in plastica da elettricisti, per poi fuggire con monili e contanti. A distanza di neppure 24 ore un altro colpo, questa volta soltanto tentato, ai danni di un notaio di Arnesano. Fu proprio il professionista a notare i balordi scavalcare il muro di cinta della sua abitazione. Attivò il sistema di allarme, notando la scena dalla finestra affacciata sul giardino, e la banda riuscì a fuggire.

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