Operazione "Remetior bis": inflitte tre condanne nel processo in ordinario

Condanne severe in primo grado per i tre imputati nel processo della maxi operazione delle Procure di Lecce e Brindisi

LECCE – Nuovo condanne nel processo con rito ordinario scaturito dall’operazione “Remetior bis”. In tre sono stati giudicati e condannati dai giudici della prima sezione penale: 30 anni per Leandro Luggeri, 35enne di Trepuzzi; 17 per Francesco Luggeri, 36enne di Trepuzzi; e 5 per Giuseppe Russo, di 33, di Campi Salentina. La posizione di Russo, assistito dall'avvocato Francesco Tobia Caputo, è del tutto marginale nell'ambito dell'inchiesta.

Ad accusare il 33enne, cui è contestato il reato di detenzione e porto illegale d'armi, un'intercettazione ambientale tra Luggeri e la moglie, che raccontano di un uomo di Campi "che l'ha sparato a casa". Le indagini avrebbero poi portato a identificare come presunto autore del fatto, in realtà mai accertato, Russo. Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni, poi l'avvocato Caputo farà ricorso in appello. 

LUGGERI1-3Furono quindici le misure cautelari eseguite a novembre del 2013 nei confronti di altrettanti individui ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, rapina a mano armata, detenzione e porto abusivo d’armi, lesione personale, furto, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e favoreggiamento personale. I provvedimenti furono emessi dal gip del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Lecce, Alessio Coccioli, e del procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi.

LUGGERI LEANDRO-3Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip mise in evidenza alcuni inquietanti elementi emersi nell’ambito delle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, queste ultime effettuate negli ambienti carcerari e nelle stesse aule del tribunale. Addirittura in occasione delle udienze, infatti, gli indagati e alcuni dei loro famigliari avrebbero impartito ordini circa i loro affari, disponendo persino le spedizioni punitive. Gambizzazioni comprese.

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Come nell’operazione Remetior, al vertice della struttura rigidamente verticalizzata, si sarebbe collocato il boss Caramuscio (assolto in appello e recentemente scomparso), il quale, in qualità di figura preminente, dalla stessa cella avrebbe svolto le operazioni di coordinamento del business del gruppo. Compiti analoghi per Marianna Carrozzo, la compagna di Leandro Luggeri, ristretto in cella. La donna, una sorta di alter ego del proprio partner, fungeva da direttrice di tutte le attività relative all’approvvigionamento e lo spaccio di stupefacenti.

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