Cronaca

Operazione "Remetior bis", l'accusa chiede la condanna per dieci imputati

Ammontano complessivamente a oltre ottanta anni di carcere le richieste della pubblica accusa per i dieci imputati che hanno scelto il giudizio con rito abbreviato nell'ambito della cosiddetta operazione "Remetior bis", nell'udienza celebrata questa mattina nell'aula bunker di Borgo San Nicola dinanzi al gup Giovanni Gallo

LECCE – Ammontano complessivamente a oltre ottanta anni di carcere le richieste della pubblica accusa per i dieci imputati che hanno scelto il giudizio con rito abbreviato nell’ambito della cosiddetta operazione “Remetior bis”, nell’udienza celebrata questa mattina nell’aula bunker di Borgo San Nicola dinanzi al gup Giovanni Gallo. Quattordici anni la richiesta del pubblico ministero Guglielmo Cataldi (titolare della prima inchiesta Remetior e che oggi ha sostituito il collega Alessio Coccioli) per Marianna Carrozzo, 37enne Trepuzzi; 6 per Cristian Lazzari, 30enne di Trepuzzi; 8 per Daniele Longo, 32enne di Trepuzzi; 10 per Andrea Perrone detto “Leonzio”, 22enne di Trepuzzi; 8 per Marco Perrone alias “Pitenda”, 22enne di Trepuzzi e Salvatore Perrone, detto “Friculino”, 47enne di Trepuzzi; 8 per Cosimo Spagnolo alias “Mimì e Mimino”, 44enne di Trepuzzi; 8 per Andrea Vincenti detto “Riella”, 22enne di Surbo; 10 per Angelo Vincenti, 22enne di Trepuzzi; 2 anni per Stefano De Lorenzis, alias “Catacumba”, 23enne di San Pietro Vernotico. Nella prossima udienza, prevista per il 30 ottobre, sarà discussa la posizione di Salvatore Caramuscio, alias “Scaramau”, 45enne di Surbo, ritenuto a capo dell’organizzazione. Nella sua complessa e articolata requisitoria il sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi (un magistrato che vanta una lunga esperienza e tanti successi nella lotta alla criminalità organizzata), ha ricostruito scenari, suddivisioni territoriali e interessi della Scu, che negli anni ha subito un processo di trasformazione e frammentazione.

Nell’ambito della stessa inchiesta sono finiti a dibattimento Francesco Luggeri, 34enne di Trepuzzi; Leandro Luggeri, 35enne di Trepuzzi; e Giuseppe Russo, di 31, di Campi Salentina.

Furono quindici le misure cautelari eseguite (il blitz fu eseguito da 80 militari della guardia di finanza di Brindisi) al termine di lunghe e complesse indagini, nei confronti di altrettanti individui ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, rapina a mano armata, detenzione e porto abusivo d’armi, lesione personale, furto, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e favoreggiamento personale. I provvedimenti furono emessi dal gip del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Lecce, Alessio Coccioli, e del procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip mise in evidenza alcuni inquietanti elementi emersi nell’ambito delle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, queste ultime effettuate negli ambienti carcerari e nelle stesse aule del tribunale. In occasione delle udienze, infatti, gli indagati e alcuni dei loro famigliari avrebbero impartito ordini circa i loro affari, disponendo persino le spedizioni punitive. Gambizzazioni comprese.

Come nell’operazione Remetior (di cui il pubblico ministero ha depositato la sentenza), al vertice della struttura rigidamente verticalizzata, si sarebbe collocato il boss Caramuscio. Il quale, in qualità di figura preminente, dalla stessa cella avrebbe svolto le operazioni di coordinamento del business del gruppo. Compiti analoghi per Marianna Carrozzo, la compagna di Leandro Luggeri, ristretto in cella e presunto referente del Caramuscio. La donna, una sorta di alter ego del proprio partner, fungeva da direttrice di tutte le attività relative all’approvvigionamento e lo spaccio di stupefacenti.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati David Alemanno, Giovanni e Marco Pezzuto, Ladislao Massari, Luigi Rella e Pantaleo Cannoletta

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