Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Operazione "Shylock" atto secondo: sentenze confermate anche in appello

I giudici hanno confermato quasi in blocco le condanne di primo grado. Aumenti di pena solo per due degli imputati

LECCE – Confermata quasi in blocco la sentenza di primo grado nel processo d’appello scaturito dalla cosiddetta operazione "Shylock". La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’appello. Si tratta, in particolare, di Luigi Cinquepalmi, 58enne di Trepuzzi, condannato a 4 anni e mezzo; 7 anni (4 in primo grado) per Andrea Lacirignola, 36enne originario di Campi Salentina, ma residente a Medicina (provincia di Bologna); 4 anni per Orlando Margiotta, 74enne di Trepuzzi; 3 anni e mezzo per Fernando Persano, 56enne di Surbo; 3 anni e otto mesi (3 in primo grado) per Graziano Rollo, 34enne di Trepuzzi; e 1 anno e mezzo per Salvatore Perrone, 71enne di Trepuzzi.

Confermata l’assoluzione per Domenico Miglietta, 47enne di Trepuzzi, Cosimo Miglietta, 48enne di Trepuzzi; Fernando Miglietta, 45enne di Trepuzzi; Antonio Tarantini, 63enne di Trepuzzi; Alessandro Sciannocca, 37enne di Trepuzzi.

L'operazione, il cui nome ricorda il più celebre degli usurai, quello creato dalla penna di William Shakespeare ne "Il mercante di Venezia", fu condotta nel luglio scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, portò a smantellare una presunta associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. Diciannove furono gli arresti eseguiti (18 in carcere ed uno ai domiciliari) in base ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Maurizio Saso, tra Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò.

Un arresto fu eseguito anche in provincia di Bologna. Sei, invece, le persone denunciate a piede libero. Tre di loro, in particolare, furono accusate di favoreggiamento perché hanno sempre negato di essere vittime degli usurai, nonostante i riscontri investigativi.

A dare avvio alle indagini, nel febbraio del 2009, la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi operante nel settore della vendita di apparecchiature e delle consulenze in ambito informatico, che ha già avuto accesso al fondo anti usura. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, dal procuratore Cataldo Motta e dal sostituto Alessio Coccioli, ha portato alla scoperta, attraverso l'ausilio di intercettazioni telefoniche, indagini bancarie e consulenze di natura finanziaria, dell'esistenza di sei canali usurari, con collegamenti con personaggi vicini alla Sacra corona unita. Una decina in tutto le vittime accertate delle quali solo quattro hanno denunciato.

Tra i sistemi maggiormente utilizzati quello del cambio assegno post-datato, che faceva schizzare gli interessi al 120 per cento annui e, in alcuni casi, addirittura al 300. Le vittime, imprenditori alle prese con la crisi economica e ridotte letteralmente sul lastrico, erano costrette dall'organizzazione a sottoscrivere dei prestiti da società finanziarie con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (riguardanti ad esempio le buste paga). Denaro che serviva poi a pagare gli usurai.

Per chi si rifiutava o non erano in grado di saldare i debiti contratti, le strategie adottate erano quelle delle minacce e dell'intimidazione. Ad agire, secondo l'accusa, sarebbero stati Persano e Lacirignola, personaggi già condannati per associazione mafiosa e conosciuti nel territorio come appartenenti alla Scu, in particolare al clan Cerfeda. A loro spettavano i compiti di "recupero crediti". Un ruolo determinante, in questo senso, l'avrebbe avuto anche Alessio Perrone, pluripregiudicato figlio di Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro "Fine pena mai". Alle minacce verbali, del tipo "se mi denunci o non paghi ti sparo" o "ti trasciniamo legato alla macchina per le vie del paese", si passava alle vie di fatto: schiaffoni e percosse.

Nel collegio difensivo gli avvocati avvocati Ladislao Massari, Antonio Degli Atti, Viola Messa, Stefano De Francesco, Gabriele Valentini, Antonio Savoia, Salvatore Taurino, Tommaso Stefanizzo, per le parti civili gli avvocati Massimo Bellini e Andrea Rollo.

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