Operazione “Tajine”, chiesto il processo per altri 17 imputati

Si discuterà l’11 febbraio la richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta fece luce su una rete di spaccio di droga giunta dall’estero nel Salento. Per altri otto è già stata emessa la sentenza d’appello

LECCE - Sarà scritto un nuovo capitolo giudiziario sull’operazione anti-droga Tajine (dal nome di un piatto tipico marocchino), eseguita dalla squadra mobile di Lecce nel dicembre del 2017. A farlo sarà l’11 febbraio il giudice Edoardo D’Ambrosio, al quale spetterà il compito di decidere se rinviare a giudizio diciassette imputati accusati, a vario titolo, di aver gestito lo spaccio di sostanze stupefacenti, giunte dall’estero nel Salento.

Si tratta di Abdelghani Raoui, 56, marocchino residente ad Andria; Marco Arnesano, 42, di Torre Lapillo; Mohamed Ben Belkacem Azenkouk, 62enne di origini marocchine residente in Spagna (irreperibile); Angelo Buccarella, 49, di Lecce; Giovanni Costantini, 53enne, di Galatone; Mohamed Es Sabbar, 47 anni, di origini marocchine residente in Francia; Abdelkader Essallami, 35, di nazionalità marocchina residente a Latiano; Hamid Essallami, 30, originario del Marocco; Alessandro Falcone, 42, di Casarano; Antonio Greco, 29 anni, di Porto Cesareo; Moustapha Kabouch, 28, di Matino; Giovanni Manca, 45, di Arnesano; Abdellamajd Nafi, 40, originario del Marocco, residente a Lecce; Matteo Niccoli, 23, di Carmiano; Diego Negro, 38, di Scorrano; Angelo Rizzo, 51, di Otranto; Claudio Rolli, 35, di Leverano. Tra gli episodi più eclatanti documentati nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Carmen Ruggiero e che riguardano gli anni dal 2014 al 2015, c'è quello dell'acquisto e del trasporto in auto di 200 chili di hashish dalla Spagna a Copertino.Tra le accuse, però, non c’è solo droga. Due degli imputati, Buccarella e Greco, rispondono anche di ricettazione d’arma.

A difenderli ci penseranno gli avvocati Stefano Pati, Cosimo D’Agostino, Riccardo Giannuzzi, Monica Troiano,  Letizia Garrisi, Giovanni Montagna, Federico Mazzarella De Pascalis, Luigi Corvaglia, Alberto Corvaglia, Attilio De Marco, Emanuele Romano, Giangregorio De Pascalis, Massimo Marangio, Gianpaolo Potì, Giovanni Gabellone, Luca Laterza, Pasquale Fistetti.

La sentenza d’appello per altri otto imputati

Si era pronunciata così, lo scorso settembre, la Corte d’appello presieduta dal giudice Vincenzo Scardia per altri otto imputati coinvolti nell’operazione “Tajine”, giudicati in primo grado col rito abbreviato: 7 anni, 7 mesi e 10 giorni, più 24mila e 200 euro di multa (a fronte dei 10 anni e 2 mesi della prima sentenza) ad Abderrazach Hachouch, detto “Antonio”, 51, di origini marocchine ma residente a Leverano; 7 anni, 2 mesi e 10 giorni e una multa di 22mila e 400 euro (a fronte dei 9 anni precedenti) ad Antonio Cosimo Drazza, 38 anni, di Nardò; 4 anni e mezzo, più 22mila euro di multa (a fronte dei 6 del processo di primo grado) a Cosimo Albanese, 66 anni, di Veglie; 3 anni, un mese e 10 giorni e una multa di 8mila e 800 euro (rispetto ai 3 anni e 4 mesi già inflitti) a Giovanni De Mitri, 69, di Lecce; 2 anni, 10 mesi e 20 giorni e 8mila e 400 euro di multa (rispetto ai 3 anni e 8mila e 400 euro di multa) a Giacomo Mastrapasqua, di 34, di Bitonto; un anno, 11 mesi e 10 giorni, più 6mila di multa (2 anni e 6mila euro di multa) ad Abdelkhalek Antra, 45, di origini marocchine ma residente a Latiano; assoluzione nei riguardi di Francesco Vantaggiato, 32enne, di Nardò, e condanna a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Salvatore Cagnazzo, 45, di Leverano.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Raffaele Benfatto, Francesca Conte, Stefano Pati, Carlo Gervasi, Salvatore Cagnazzo, Luigi Rella, Francesco Fasano, Domenico Regina, Walter Zappatore, Antonio Sartorio e Loredana Pasca.

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