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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca

“Viaggi della speranza” lungo la rotta balcanica: anche un uomo residente a Lecce fra i 29 indagati

Una operazione, coordinata dalla Dda di Catanzaro, è scattata all’alba di oggi in varie città italiane e all'estero. Un gruppo è accusato di aver messo in piedi una organizzazione dedita al traffico di vite umane: per 10mila euro, avrebbe provveduto alla traversata, all'accoglienza e all'alloggio dei migranti

LECCE – Diecimila euro a testa il prezzo della nuova vita. Il costo per essere traghettati al di là del mare. Traffico di migranti lungo la rotta balcanica: 29 misure cautelari in carcere emesse dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Tra gli indagati, anche un uomo di origini straniere e residente a Lecce: si tratta di un 40enne di nazionalità irachena. L’operazione, condotta dalla Polizia di Stato, è scattata all’alba di oggi e ha smantellato una presunta organizzazione transnazionale- composta soprattutto da cittadini curdo-iracheni- dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al riciclaggio delle somme derivanti dai pagamenti dai “viaggi della speranza".

Pericolose traversate dalle sponde di Salonicco, in Grecia, che in quattro anni di indagini hanno visto migliaia di migranti attraversare le acque mediterranee a bordo di velieri condotti da scafisti quasi sempre originari dei  Paesi del blocco sovietico. Una trentina di episodi circa quelli accertati. Come ha sottolineato nella nota ufficiale il prefetto Francesco Messina - direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato- il gruppo avrebbe messo in piedi un vero sistema di accoglienza illegale che contemplava non soltanto il viaggio, ma anche la prima accoglienza e il vitto dei migranti in attesa dei trasferimenti nel centro e nel nord Europa.

L’attività investigativa è stata condotta dalla Dda Catanzaro, dalla Direzione centrale anticrimine e dalla squadra mobile di Crotone. Hanno preso parte, inoltre, anche i colleghi delle  squadre mobili del capoluogo salentino, assieme a  Brindisi, Foggia, Grosseto, Imperia, Milano, Torino e Trieste. E con la partecipazione di personale dell’Agenzia Europol e della Divisione Interpol di Turchia, Grecia, Belgio, Germania, Svezia, Inghilterra, Marocco e Belgio.

Poco più di un anno addietro partì proprio dal Salento una maxi offensiva contro il traffico di vite umane: i finanzieri del Gico - il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata - nell'ambito dell'operazione denominata "Astrolabio" concentrarono l'attenzione su un quarantina di indagati fra Italia, Turchia Albania e Grecia, tutti accusati di aver organizzato i viaggi in mare verso le coste salentine.

L’indagine

Le misure scattate in giornata scaturiscono da una indagine avviata nel 2018, in occasione di una attività della guardia di finanza di Crotone circa una serie di sbarchi. Tramite gli elementi di prova, tra cui le stesse dichiarazioni rese dai migranti, gli inquirenti sono risaliti al business del gruppo: trasporto di esseri umani verso le coste pugliesi e calabresi, utilizzando sodali e basi logistiche sulle coste greche e turche. Il viaggio dei migranti aveva inizio nel quartiere turco di Aksaray:  è qui che si recava chi intendeva partire, per prendere contatti con i sodali della cellula turca. Questi fornivano tutte le informazioni utili sull’organizzazione del viaggio e sull’importo da corrispondere: una media di 10mila euro, pagati mediante il sistema denominato hawala, una complessa e capillare rete di “staffette” del denaro diffusa nel Medio-Oriente.

Versata la prima parte della somma dovuta, i migranti venivano accompagnati a Salonicco per essere presi in carico dal gruppo greco: a quest’ultimo veniva corrisposta l’importo restante del viaggio. Condotti ad Atene, poi a Patrasso, i migranti rimanevano in attesa di salire a bordo di barche a vela in grado di eludere i controlli delle forze dell’ordine in mare. Ma non solo Salonicco. In alcuni casi i viaggi in direzione delle coste salentine sono partiti da Smirne, sul litorale turco.

Quasi approdati in Italia, i migranti prendevano contatti con i sodali delle cellule locali. Dietro un compenso di circa 500 e 600 euro, aiutavano i cittadini stranieri a raggiungere Milano o Torino, per poi recarsi a Trieste o Ventimiglia in base alla città del Nord Europa scelta come destinazione finale. Il confine italiano veniva superato viaggiando a bordo di camion, treni o taxi, in base alle disponibilità economiche dei migranti.

Senza conferma dell’avvenuto pagamento, i migranti venivano bloccati e invitati a contattare i propri parenti nelle terre d’origine, per regolarizzare le proprie posizioni. Durante l’indagine sono emersi inoltre elementi  su presunti casi di riciclaggio degli incassi: venivano versati all’interno di una cassa comune gestita da alcuni individui residenti a Trieste. Sono state riscontrate una serie di transazioni sospette utilizzando il sistema Money transfer, dove prestanomi compiacenti dei sodali trasferivano il denaro. Ulteriori accertamenti sono tuttora in corso e nelle prossime ore saranno eseguiti i mandati d’arresto europeo.

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