Cronaca

Droga, usura, estorsione: 21 in arresto. Collusioni anche con amministratori locali

I carabinieri del Reparto operativo speciale e i colleghi del Nucleo investigativo sono impegnati nell'operazione "Vortice - Dejà vu": 21 le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite dalle prime ore di questa mattina, cinque le persone ricercate

Il comando provinciale dei carabinieri. all'alba di oggi.

LECCE – E’ una vicenda nella vicenda fatta di consenso sociale strappato ai cittadini, di rapporti tra gruppi criminali e di tanti altri ingredienti (alcuni  dei quali rasentano il folclore) che, nella notte, hanno fatto scattare il blitz. Traffico internazionale di stupefacenti, estorsione ed usura al centro delle indagini partite dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, guidato dal capitano Biagio Marro, e condotte insieme ai colleghi del Ros di Lecce, al comando del colonnello Paolo Vincenzoni. Alla complessa attività hanno partecipato  i colleghi del Reparto operativo guidati dal colonnello Saverio Lombardi e quelli  della compagnia di Campi Salentina, coordinati dal maggiore Nicola Fasciano. Le ricostruzioni investigative hanno portato all’esecuzione, dalle prime ore di questa mattina, di ordinanze di custodia cautelare in carcere – emesse dalla procura distrettuale antimafia - nei confronti di 26 indagati per associazione di tipo mafioso e altri reati.

Mentre per 21 sono scattate le manette, cinque di loro sono attivamente ricercati in queste ore (Alessio Fortunato, Patrizio e Antonio Pellegrino, Cyril Cedric Savary e Sergio Notaro).

Si tratta di Alessandro Bruni, di Squinzano, 57 anni; Saida Bruni (detta Margot) nata a San Pietro Vernotico, 21 anni; Gianluca Candita, 42 anni, di San Pietro Vernotico; Alessandro Caracciolo  (detto Frasola) leccese di 52 anni; Fabio Caracciolo, di Campi Salentina, 32 anni; Patrick Colavitto, 34 anni, di Mesagne; Damiano De Blasi, 24 anni, di Trepuzzi; Giovanni De Tommasi, 54enne di Campi Salentina; Liliana De Tommasi, 25enne di Campi Salentina; Gaetano Diodato, 45enne nato a Salerno; Angelo Di Pierro, 23enne nato a Taranto; Salvatore Elia, 33enne di Squinzano; Annamaria Lamarina, 41enne di Campi Salentina; Carlo Marulli, 42enne di Squinzano; Salvatore Milito, 42enne nato a Campi Salentina; Luca Mita, 28enne di Lecce; Fathi Rahmani, nato a Villeparisis (Francia), 29 anni; Alberto Russo, originario di Campi Salentina, 29 anni; Ilde Saponaro (detta Gilda), 48enne di Brindisi; Giovanni Tramacere, 39enne nato a Casella, in provincia di Genova e Luigi Vergine, 40enne di Campi Salentina.

L’attività investigativa dei militari  ha passato al setaccio le dinamiche criminali dei clan leccesi della Sacra Corona Unita nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti e nella vessazione degli imprenditori locali. Documentate dai carabinieri anche collusioni con amministratori locali, tra cui alcuni di Squinzano. Tra i 78 indagati, 52 oltre ai destinatari delle misure cautelari, vi sono anche tre funzionari pubblici: l’ex sindaco di Squinzano, Giovanni Marra, il comandante della polizia municipale Roberto Schipa, e la attuale presidente del consiglio comunale squinzanese  e in quello precedente (ed ex assessore alla Provincia di Lecce) Fernanda Metrangolo, madre di Carlo Marulli, uno degli arrestati nella notte.

Sono stati proprio i diversi rapporti dei tre con i fratelli Pellegrino a permettere agli inquirenti la ricostruzione degli intrecci che hanno fatto tremare la cittadina di Squinzano. L’ex primo cittadino risulta indagato a piede libero  per abuso d’ufficio. Tutto sarebbe partito dalla richiesta di un alloggio popolare, avanzata da uno dei fratelli Pellegrino per la propria madre, descritta come “affetta da problemi di natura psichica”. L’anziana, in realtà, non risulta in cura ad alcun centro di igiene mentale. Eppure, l’ex sindaco della cittadina, secondo gli inquirenti, avrebbe requisito l’alloggio a un altro avente diritto, per garantirlo alla donna. Indagato anche il comandante della polizia municipale per falso ideologico e, infine, Fernanda Metrangolo per il reato di corruzione.

A fungere da collante, nei vari rapporti, sarebbe stato proprio Marulli, presente come cittadino in ogni consiglio comunale, in un presunto gioco di possibili condizionamenti politici ora al vaglio degli investigatori dell’Arma. Il 42enne, peraltro, ha ricoperto il ruolo di presidente della squadra di calcio di Squinzano, di proprietà dei fratelli Pellegrino (ora ricercati dalla polizia tedesca), fino al 2010. Un incarico affidatogli in maniera strategica, per ottenere la benevolenza dei cittadini e “ripulire” la reputazione sociale. Questo aspetto è emerso dalle dichiarazioni del pentito mesagnese Ercole Penna, che ha messo in luce evidenti analogie con le dinamiche relative alla malavita del Brindisino. Ma i fatti risalgono a diversi anni addietro e i provvedimenti scattati all’alba non sono che la punta dell’iceberg

L'inchiesta è partita dall'indagine condotta, tra il 2008 e il 2012, dal Nucleo investigativo di Lecce e ribattezzata “Deja vu”. Sula scia della prima è poi nata la seconda inchiesta denominata “Vortice” e condotta dal Ros. Entrambe sono relative a esponenti di rilievo della frangia leccese della Sacra Corona Unita, operanti nell’area nord salentina, nei comuni di Squinzano, Trepuzzi, Campi Salentina e hinterland.

Le indagini hanno documentato le attività illecite gestite dal clan Pellegrino capeggiato da Francesco Pellegrino, detto “Zù Peppu”, e retto da Sergio Notaro e dai fratelli Patrizio e Antonio. Quest’ultimo  scarcerato nel 2010 per espiazione pena. Ma sotto la lente di ingrandimento degli investigatori è finita l’intera area “gestita” dallo storico boss Giovanni De Tommasi, capo indiscusso della Scu leccese, attraverso direttive impartite nel corso dei colloqui carcerari con la moglie Ilde Saponaro.

Il sodalizio è risultato attivo nei settori delle estorsioni, dell’usura, dello spaccio di stupefacenti e del gioco d’azzardo. In particolare, è emerso un fiorente traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana approvvigionati in Francia, tramite i contatti mantenuti dall’indagato Savary con fornitori colombiani e spagnoli.

(Guarda il video del blitz)

Le partite di stupefacente, importate con corrieri a bordo di automezzi, erano gestiti da due distinti gruppi, rispettivamente inquadrati nei clan De Tommasi per Campi Salentina e Pellegrino e Notaro per Squinzano, che provvedevano al commercio al dettaglio e alla loro distribuzione ad altri gruppi operanti su Lecce, Brindisi e Taranto.

Era in progetto di realizzazione anche un consistente traffico di stupefacenti con la  Danimarca e la Germania, stroncato sul nascere proprio grazie al blitz di questa notte. Nella fase iniziale dell’operazione, sono stati sequestrati oltre 10 chilogrammi di cocaina e 300 di marijuana. I ricavi della vendita di droga, di solito, venivano utilizzati per finanziare il giro di usura. E, sempre durante le fasi preliminari delle indagini, sono scattati 13 arresti in flagranza di reato, mentre tre persone sono state raggiunte da un provvedimento di custodia cautelare per il duplice tentato omicidio di Luca Greco e Marino Manca, nel mese di settembre del 2012.

Ma nel corso degli ultimi mesi, oltre alle collusioni del clan Pellegrino con gli amministratori squinzanesi, sono emersi diversi profili associativi e dinamiche mafiose. Le contrapposizioni in territorio squinzanese, per esempio, conteso tra il clan Pellegrino e il gruppo di Marino Manca, già affiliato al clan De Tommasi. Dissidi che, appunto, culminarono con il tentato omicidio di Manca e dell’altro affiliato, Greco. Altro aspetto rischiarato dallo zoom dei militari dell’Arma, con soddisfazione per il comandante provinciale leccese, Nicodemo Macrì e del procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta, presenti in conferenza stampa assieme al pm della Direzione distrettuale antimafia Guglielmo Cataldi.

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