Operazione "Vortice-Dèjà-Vu", arrestato in Francia il latitante Cedric Savary

E' terminata in Francia, dopo due mesi e mezzo, la latitanza di Cyril Cedric Savary, il 37enne francese (per un lungo periodo residente a Lecce), sfuggito a novembre scorso al blitz dell'operazione "Vortice-Dèjà-vu"

LECCE – Si nascondeva a La Courneuve, comune francese a nord-ovest di Parigi, situato nel dipartimento della Senna-Saint-Denis. Il suo rifugio era un appartamento nel famigerato quartiere della Cité des 4000, tra casermoni grigi di cemento, violenza e abbandono, una delle banlieue più degradate, dove nel 2005 scoppiò la rivolta dei sobborghi parigini. Nella tarda mattinata di ieri, gli uomini della Brigade nationale de recherche des fugitives reparto della direzione centrale della polizia giudiziaria del Ministero degli Interni francese, lo hanno arrestato, dopo due mesi di ricerche e di continui scambi informativi con i colleghi del Nucleo investigativo di Lecce. E’ terminata, dopo due mesi e mezzo, la latitanza di Cyril Cedric Savary, il 37enne francese (per un lungo periodo residente a Lecce), sfuggito a novembre scorso al blitz dell’operazione “Vortice-Dèjà-vu”. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale.

L’arresto operato ieri dalla polizia francese è la conclusione di un’attività di stretta collaborazione avviata già nel corso delle indagini attraverso riunioni di coordinamento interforze e internazionali con alcune polizie europee, di quei paesi nei quali Savary era solito operare dopo la sua irreperibilità in Italia. Il 37enne è stato rintracciato in un appartamento in uso a una ragazza di origini nordafricane, sua attuale compagna, attraverso l’intercettazione di un telefono a lui in uso, intestato a una persona inesistente. A breve si avranno notizie per l’estradizione già richiesta dall’autorità giudiziaria.

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Considerato dagli inquirenti uno dei personaggi in ascesa della criminalità locale e figura di riferimento nel traffico internazionale di stupefacenti, il nome di Savary compare nelle cronache locali il 10 maggio del 2009. Un pomeriggio tiepido di primavera in cui i carabinieri lo arrestano per concorso in traffico e detenzione illecita di sostanza stupefacente con altre quattro persone: Salvatore Milito 42enne di Campi Salentina; e i francesi Patrizio Manso 37enne; Marina Ayad, 31anni e Samira Bellal 33enne. In quell’occasione furono sequestrati 450 grammi di cocaina, 700 di hashish, una serra di marijuana nascosta in un appartamento nel centro di Lecce, sorvegliato da telecamere a circuito chiuso.

Secondo gli investigatori a Savary sono da ricondurre i due ingenti sequestri di cocaina (5 chilogrammi in entrambe le occasioni) operati in provincia di Asti (a Villanova d’Asti per la precisione) il 25 settembre del 2012, e a Modugno sull’autostrda A14 19 novembre 2012. A Drancy, in Francia, dove si era stabilito nel 2012, il 37enne aveva una vera e propria multinazionale del traffico di stupefacenti.

L’arresto del maggio 2009 è il primo importante sviluppo investigativo di un'inchiesta nata alcuni mesi prima, nell'ultimo trimestre del 2008, e condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce. Si tratta della prima (di una lunga serie) operazione condotta dal capitano Biagio Marro, subentrato al comando del Nucleo. L'operazione, denominata "Déjà vu", delinea pian piano movimenti e dinamiche di un traffico di sostanze stupefacenti che dalla penisola salentina conduce sino alla Francia. Un'inchiesta che sembra portare indietro le lancette del tempo, agli anni settanta e l'epopea criminale del "clan dei marsigliesi".

Così come allora, sono alcuni pregiudicati francesi, capeggiati secondo gli inquirenti da Cyril Cedric Savary, a gestire i contatti con la criminalità locale e a fare da intermediari con i trafficanti di droga, non più tunisini ma colombiani e spagnoli. Tra arresti e sequestri di droga l'indagine subisce una nuova impennata nel duplice tentato omicidio di Luca Greco e Marino Manca, avvenuto nel pomeriggio dell'8 settembre del 2012 (18 anni di reclusione la condanna inflitta a Salvatore Milito in primo grado).

Milito avrebbe estratto una pistola, cercando di colpire Manca, ma invano, perché l'arma si sarebbe inceppata, permettendo a questi di fuggire. Più sfortunato sarebbe stato Greco, intrappolato in casa e impossibilitato a fuggire: l'arrestato lo avrebbe prima colpito con il calcio della pistola e poi con un coltello, ferendolo gravemente. L'agguato sarebbe maturato, secondo l'ipotesi accusatoria, proprio nell'ambito di contrasti legati alla supremazia territoriale di gruppi criminali operanti nel comune di Squinzano e nelle zone limitrofe. Un regolamento di conti commissionato proprio da Sergio Notaro e Cyril Cedric Savary.

L'indagine "Déjà vu", cui è poi seguita quella denominata "Vortice" e condotta dai carabinieri del Ros, al comando del colonnello Paolo Vincenzoni, ha delineato le nuove rotte del traffico di sostanze stupefacenti. Un mercato fiorente destinato a rifornire le piazze del nord Salento, fino a Lecce, Brindisi e Taranto. Un mercato redditizio capace di portare a una nuova della nuova fase della Scu salentina: la pax mafiosa. Una nuova strategia dell'appianamento dei contrasti e dell'abiura della guerra, capace di fornire un nula-courneuve[1]-2ovo terreno fertile alle strategie criminali che, seppur in forma molto più sommersa rispetto al passato, tendono alla conquista del territorio e degli interessi economici. Una strategia destinata però a durare poco.

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Accordi e interessi capaci di appianare i contrasti, dopo quasi un quarto di secolo, tra due clan storici: i Tornese e i De Tommasi. Una rottura e una guerra scoppiata con l'omicidio di Ivo de Tommasi (fratello di Gianni, "capo bastone" di Campi Salentina), assassinato nel lontano 1989. Un'esecuzione che aveva, di fatto, scatenato la guerra tra i due clan, un tempo alleati, lastricando di sangue e proiettili le strade del Salento. 

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