Cronaca

Ospizi vergogna: turni di 25 ore per 400 euro al mese

Turni massacranti e niente busta paga. Quattro gli alloggi per anziani ispezionati dai carabinieri del Nil: due a Lecce, uno nel Nord Salento e il terzo a Leuca. Denunciati i titolari

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Costretti a turni massacranti, senza busta paga e diritti del lavoro zero. In tutto 23 lavoratori, di cui 10 sono risultati completamente in nero sebbene fossero occupati già da diversi anni. Donne, per la maggior parte, tutte salentine, a parte una signora rumena, che prestavano servizio "forzato" presso quattro case di riposo per anziani che i carabinieri dell'Ispettorato del lavoro, comandati dal maresciallo capo Giuseppe Calò, hanno "visitato" nei giorni scorsi per dare credito ad una serie di segnalazioni e denunce informali che erano giunte al Comando di Lecce riguardo all'esistenza di un diffuso fenomeno di finto volontariato all'interno delle strutture. La maggior parte sono donne di mezza età, alcune di essere separate e quasi tutte con difficoltà economiche. Motivo per il quale erano costrette ad accettare paghe da vergogna che variavano da 400 a 440 euro al mese e, nella migliore delle ipotesi, non superavano 700 euro, anche per coloro i quali sono poi risultati iscritti a libro matricola.

L'indagine dei carabinieri del Nil hanno preso il via all'inizio del 2007 e nei giorni scorsi si sono chiuse con la denuncia dei titolari della quattro case di risposo. Le motivazioni nel dettaglio sono tante anche se tutto ruota intorno alle numerose violazioni accertate in materia di tenuta dei libri obbligatori, collocamento, prospetti paga ed altro. Aspetto inquietante della triste vicenda riguarda i turni di lavoro ed il sistematico mancato godimento del riposo settimanale dei dipendenti. Al fine di sopperire alla carenza di personale comunque insufficiente in relazione alle esigenze gestionali, i lavoratori erano costretti a turni di lavoro giornalieri e settimanali di gran lunga superiori a quelli consentiti: dalle 12 alle 18 ore consecutive al giorno fino a 102 a settimana. In uno dei complessi ispezionati i dipendenti, in alcuni periodi dell'anno, erano costretti ad effettuare il cosiddetto turno di "25 ore", vale a dire dalle 20 alle 21 del giorno successivo.

A dir poco singolare è stata la giustificazione addotta per iscritto da uno dei datori di lavoro di una delle due strutture ispezionate dai militari a Lecce, i quali gli avevano richiesto la documentazione di lavoro relativa ai dipendenti identificati e ascoltati in occasione dei controlli. Non avendo evidentemente altre e più persuasive giustificazioni, il responsabile della casa di risposo avrebbe argomentato affermando che tutte le persone trovate all'interno della struttura erano in parte ospiti e in parte loro accompagnatori, non essendoci di fatto personale dipendente.

Oltre a denunciare i datori di lavoro, laddove è stato possibile, i militari hanno applicato la procedura della "diffida accertativi per crediti patrimoniali" per il riconoscimento delle differenze retributive spettanti e degli episodi aventi risvolti penali è stata informata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce.

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